Namibia: la conservazione attraverso l’educazione.

Okonjima e The Africat Foundation

Cammino piano, quasi in punta di piedi. I miei passi seguono le orme della guida che si è raccomandata si seguire esattamente le impronte dei suoi piedi per evitare di incappare in qualche ramo che potrebbe farmi cadere o fare rumore.
La boscaglia si dirada e lascia spazio ad una savana con erba secca e alta.

Mi fa cenno con la mano di fermarmi ed aspettare. Obbedisco.
Mi fa cenno di si con la testa, significa che ci siamo…!

Mi trovo ad Okonjima, in Namibia nella riserva naturale che ospita AfriCat, una fondazione no-profit istituita nel 1991 dedicata alla salvaguardia e alla reintroduzione dei grandi carnivori africani attraverso programmi di conservazione ed educazione.

E quest’ultima, educazione, è una parola da tenere bene a mente perché sta alla base di molti dei conflitti che da queste parti si scatenano tra la popolazione locale e i grandi predatori.

Okonjima non è un parco nazionale, ma una riserva naturale privata a conduzione familiare di oltre 200 km quadrati a metà strada tra Windhoek, il parco nazionale Ethosha e il Bradenberg Plateau.

Il territorio è davvero vasto, tanto che dall’ingresso della riserva fino al campo dove sorge la fattoria dei fondatori ci vogliono più di 45 minuti di macchina per arrivarci.
In questo momento sto camminando insieme ad uno dei “tracker” che lavora per la fondazione e mi sta accompagnando per la savana alla ricerca dei ghepardi. Io sono venuta qui proprio per loro, in quanto sono tra le specie che più amo al mondo.
Questo safari a piedi si svolge in quello che è considerato il “secondo cerchio”, che detta così potrebbe sembrare un paragone dantesco, ma presto scoprirete cos’è ;).

La riserva è difatti strutturata a più livelli di recinzione. Ogni livello è separato dall’altro da più “gate” (ingressi) che devono essere sempre chiusi una volta che li si è oltrepassati.

Nel cerchio più “piccolo” (parliamo di decine di kmq) al centro della riserva c’è il Plains camp, ovvero la zona che ospita la struttura principale dove c’è la reception e lo splendido spazio comune che è un vero e proprio elogio alla fattoria degli Hanssen. Bellissimi spazi comuni con enormi vetrate che affacciano sulla savana circostante.
Vicino a questa struttura disposti a semicerchio e a debita distanza l’uno dall’altro ci sono le view rooms e poco distante sorge anche l’area dedicata ai lavoratori.

Personalmente ho avuto l’onore di alloggiare in una zona poco distante da qui (che richiede uno spostamento di qualche minuto in macchina) nelle garden rooms disposte nell’area che ospitava gli alloggi originali dei fondatori composta da una grande tenda comune e da delle splendide camere in pietra naturale che affacciano su un giardino.

Queste erano le stanze dove originariamente dormivano i collaboratori della Farm della famiglia Hansenn.

Essendo una zona molto delicata, in quanto ci sono ospiti e lavoratori, questa parte di riserva più interna non ospita animali potenzialmente pericolosi come iene o leopardi, ma principalmente erbivori.

Quest’area è a sua volta contenuta in un’area esterna molto più grande dove si trovano dislocati e lontani tra loro il Bush Camp, il Camp Site ovvero spazio attrezzato dedicato ai visitatori che vogliono alloggiare all’interno della riserva ma con la loro tenda (quindi è possibile anche campeggiare), il Visitor Day Center, per chi vuole visitare il centro e vedere le attività della riserva in giornata e il Bush Suite per chi può permettersi di vivere una vera esperienza africana in una villa africana totalmente immersa nel bush e completamente isolata da tutto (quindi davvero per pochi).

Questa zona ospita a sua volta delle aree con alcuni dei felini del programma di salvaguardia, come i ghepardi. Gli animali che si trovano però in quest’area NON potranno essere reintrodotti nei grandi parchi nazionali in quanto non sono più in grado di difendersi. Ciò implica che oltre a non essere in grado di cacciare grosse prede non sono nemmeno in grado di difendersi da predatori più grandi come i leopardi o brown hyena quindi sarebbero destinati ad una morta precoce sicura.

Ciò non significa che questi animali si possano avvicinare o toccare! Assolutamente no! Restano comunque animali selvatici e non vengono strumentalizzati per il turismo come avviene in moltissime altre farm in Namibia dove i ghepardi sono utilizzati come veri e propri animali da compagnia:
Semplicemente hanno una vita più facile rispetto a quelli che in natura devono combattere anche con altri predatori per sopravvivere.

L’area più esterna infine è anche la più vasta e racchiude a sua volta entrambe le altre 2 zone.

Questa zona è estremamente selvaggia ed ospita solo gli esemplari più forti e capaci di cavarsela da soli. E’l’ultimo step che li testa prima che questi vengano reintrodotti nei grandi parchi nazionali del paese come l’Etosha.

E’