In Namibia puoi cavalcare il dorso delle dune…#Duna45

La notte passata in tenda è stata fredda e buia, ma anche una delle più belle della nostra vita.

Avvolti nei sacchi a pelo in piuma in grado di sostenere basse temperature che questa notte sono scese di 7 gradi sotto lo zero, ci siamo stretti vicini ed abbiamo ascoltato per ore il suono del deserto.

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Il buio dentro la tenda, spesso e denso ci racchiude come un utero materno, e ci ricorda che la notte in Africa ha mille voci.
Ha la voce del vento che suona sulle dune, ha la voce dello sciacallo che canta nel vento ed ha la voce di passi e di zoccoli leggeri che girano attorno a noi.

Fuori le stelle brillano come punte di ghiaccio indisturbate e sicure della loro bellezza.

La fredda notte desertica ci ha tenuto compagnia, con le sue ombre che si muovevano nel buio, le sue voci e i suoi passi felpati.

La sveglia è a notte fonda, perché dobbiamo avere il tempo di chiudere la tenda sul tetto e percorrere i 45 km nel deserto che ci dividono dalla duna 45 (appunto) per vedere l’alba dal suo dorso.

La strada è buia ma il lontano albeggiare inizia a mostrare i profili delle dune.

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Arriviamo ai piedi della duna 45, una delle dune più  famose del deserto del Namib.
Scendiamo dalla Jeep e per un attimo restiamo ai suoi piedi.
Io metto la mano sulla sabbia che dal lato della duna scivola dolcemente fino a terra. L’ho sempre sognata…l’ho sempre immaginata…l’ho sempre immaginata ed ora lei è lì, concreta e reale davanti ai miei occhi.

La nebbia è fitta ed il freddo estremamente pungente. Iniziamo a salire lungo il suo profilo.

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I piedi sprofondano in alcuni punti, fino quasi le ginocchia.

Ci vogliono circa 45 minuti/ 1 ora per arrivare in cima e dobbiamo muoverci prima che sorga il sole anche se al momento la nebbia domina il paesaggio.

Vedo a malapena i miei piedi.

Dopo circa tre quarti d’ora siamo in cima. La salita è stata faticosa. Sento il freddo, il cuore che batte ed il respiro accelerato. Mi siedo per riposare su questo crinale stretto e pendente oramai sicura che non vedrò più l’alba in quanto la foschia non si è ancora diradata, e ad un tratto la sorpresa.
Il respiro si quieta, ed inizio a sentire i rumori di fondo di questo deserto, vedo la nebbia scendere piano piano sotto la cima della duna, e ad un tratto il mondo attorno mi si propone, ed io, con le gambe a cavalcioni della sua groppa mi sento cavaliere di questo deserto.

Il gracchiare delle rane è quasi surreale…le sento chiaramente ai piedi della duna, così come sento un lontano cinguettare ed altri suoni che arrivano da ogni parte di questo deserto.

Riprendiamo la strada per proseguire alla scoperta di questo posto surreale e ci dirigiamo verso Sossusvlei, che dista altrettanti km da qui.

La strada è contornata da profili di sabbia con parti esposte al sole ed altre completamente all’ombra, tagliate in due dalla luce perpendicolare.

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Ad un certo punto la strada finisce, e raggiungiamo quello che è il punto di partenza per Sossusvlei. Dobbiamo decidere se affidarci a qualcuno che ci accompagni oppure andare da soli, in quanto gli ultimi km per raggiungere Sossusvlei sono adatti solo a macchine 4×4 con guidatori esperti. Il perché è semplice. La sabbia è molto alta ed è estremamente facile insabbiarsi.

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Optiamo per provarci e ci rendiamo conto del livello di attenzione che ci vuole per non rimanere catturati dalla sabbia. Sul percorso infatti incontriamo diverse autovetture bloccate ed in attesa che qualche ranger vada ad aiutarli. Comunque aiutati dalla fortuna, dall’alto livello di attenzione e anche dalla buona capacità di guida riusciamo ad arrivare. Da qui poi ci si muove a piedi.

Come una fila ordinata di formiche, altre persone stanno già scalando le dune che circondano la depressione di Sossusvlei.

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Al centro di questo lago prosciugato si sente una sorta  di magnetismo…

Respiro…mi guardo attorno…e vedo vita…meraviglia pura…Namibia…

 

 

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