Namibia capitolo 2, la strada per Sesriem

(Musica consigliata, Nuvole bianche, Ludovico Einaudi)


Le tende alle finestre della casetta lasciano intravede la luce del giorno ed il picchio mattiniero è già al lavoro sull’albero davanti.
Il freddo pungente si sente attraverso ogni movimento fatto sotto al piumone che lascia entrare l’aria ghiacciata.
Non è facile uscire dal letto questa mattina.
Coperti fino al naso carichiamo le borse sulla macchina e ci mettiamo subito in marcia verso Sesriem.
Capiamo quanta strada abbiamo fatto il giorno precedente solo perché ci mettiamo circa un’ora a raggiungere nuovamente la statale.
E’ in questi momenti che ti rendi conto delle distanze, quando una piccola “deviazione” , come quella di raggiungere il posto dove dormire, significa ore di macchina per tornare al punto di intersezione su quella principale.

Ma non ha importanza, la strada è la protagonista del viaggio, infinita e meravigliosa che spazia in ogni direzione senza mai annoiare, anche se a volte ti lascia quasi l’impressione di esserti perso.
Dirigendoci verso ovest apprendiamo che le condizioni della carreggiata sono differenti rispetto alla strada principale percorsa fino a ieri, e da qui in poi dovremo abituarci.
Solo ora iniziamo a capire del perché di così tante assicurazioni e del perché di così tante raccomandazioni.
Il fondo è sabbioso e bisogna rallentare, quando si incontrano quelle rare macchine che ti superano o sfrecciano dalla parte opposta le ruote sparano sassi come proiettili, ed è davvero facile che si rompa un vetro.
Presa confidenza con la guida e trovata la giusta velocità ci si rilassa e si inizia a godere di ciò che ci circonda.
Il paesaggio attorno è arido e infinito, ma mai privo di vita. I primi animali dopo le scimmie e i facoceri lungo la strada sono i cavalli del deserto, liberi e incredibilmente magri, ma oramai adattati e capaci di sopravvivere in questo ambiente.
Sono curiosi nel vedere qualcuno in questo deserto, e ci osservano senza però lasciarsi avvicinare.

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Proseguiamo lungo la nostra strada.
Il navigatore ha un compito importante in questo viaggio, non tanto quello di indicarci la strada visto che il percorso da seguire è uno solo, quanto quello di indicarci quanti km e ore mancano all’arrivo.
Ma è ancora presto e possiamo fermarci  e godere di questi paesaggi così diversi da tutti quelli visti nei viaggi fino ad oggi.
C’è un benzinaio ad un certo ed indefinito punto del percorso nell’arco di ore, tra una destinazione e l’altra, ed è proprio al centro di un piccolo paese composto da 2 incroci ed una chiesa.
Ci vuole tempo anche per fare benzina perché la macchina ha due serbatoi, ma è un tempo prezioso perché ci permette di osservare discretamente la gente del posto.
Dal finestrino vedo 3 uomini parlare tra di loro; gesticolano e sorridono.
Sono curiosa dei loro pensieri anche se solitamente sono molto discreta, ma quando viaggio mi piacerebbe sapere tutto, anche le parole scambiate tra perfetti sconosciuti.
Accanto a loro un cartello con una scritta che fa sorridere anche me. “Life is short, SMILE while you still have theeth”.

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Da qui in poi la vista si spalanca e la Namibia inizia a regalarci i primi paesaggi, di quelli che ti si stampano nella memoria, di quelli che non si dimenticano.
La strada cambia ulteriormente e si fa più capricciosa.
E’ un misto di sabbia, ghiaia e sassi, mai regolare, solo leggermente spianato dal passaggio delle vetture che ti hanno preceduto nelle ore e nei giorni precedenti.
Inizia un percorso fatto di curve, salite e discese, ma ogni volta che si spalanca la vista è un sobbalzo di gioia al cuore.
E chi l’avrebbe mai detto che delle rocce, della polvere e dei sassi mi avrebbero suggellato l’anima?
Io stessa quando sono partita ero incredula su ciò che dicevano di questo viaggio, io che se non testo personalmente credo sempre che ci sia un qualcosa di montato per dare quel pizzico in più.
La strada corre lentamente oltre che per l’attenzione anche per permetterci assaporare ogni angolo di questo infinito spazio.

Datevi tempo se andate in Namibia, non correte, non alzate polvere per la troppa velocità, potreste perdere un dettaglio.
Alberi secchi ricoperti di terra rosa, adornano i bordi della strada…sarà che con lo sfondo di questo cielo blu che contrasta tutto il resto ti senti calato in un dipinto.
Sesriem è la nostra prossima tappa.

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Man mano che ci avviciniamo compaiono le prime recinzioni delle riserve private della zona, che offrono trekking di più giorni anche lungo i profondi kenyon che si trovano da queste parti.
E’ incredibile come vedere un cartello in mezzo al deserto, e scoprire che per raggiungere l’entrata della riserva dovresti percorrere 30, 40 o 50 km nella direzione indicata…
Ma noi proseguiamo, oramai si sta facendo tardi e dobbiamo raggiungere il camp prima di sera.
Così arriviamo che è già pomeriggio, sono almeno 7 ore che siamo in macchina senza quasi mai fermarci.
C’è coda al gate. Tutte le macchine che non abbiamo incontrato per strada sono in fila.

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Questa notte dormiremo qui, nella nostra tenda posizionata sulla macchina.
All’interno del parco non ci sono strutture, solo posti per campeggiare, ma in questo modo non dovremo aspettare l’apertura dei cancelli alle 5 di mattina per poter vedere l’alba sulle dune.
Se dormi dentro hai la possibilità di poterti muovere prima che il gate venga aperto.
Passata la coda e fatto il “check-in” che corrisponde ad un foglio stampato con una x su quello che sarà il nostro spazio per dormire in mezzo al deserto, ci rimane ancora tempo per visitare subito il canion e vedere il tramonto dalle prime dune che incontriamo.
La Gola non è visibile da bordo strada, devi lasciare la macchina parcheggiata dove trovi le indicazioni ed avvicinarti a piedi.
Man mano che ti avvicini le ombre a terra prendono forma, e sotto i piedi si apre uno squarcio.
Profondo ed irregolare ti invita a scendere per scoprirne gli anfratti.
Camminiamo a circa 30 mt di profondità e seguiamo le curve irregolari che si snodano tra queste pareti.

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Il sole compare e scompare ad ogni curva ed il cielo blu e terso e le pareti contrastanti color ocra regalano contrasti assoluti.
Ti chiedi come possa esserci così tanta bellezza in una falla del terreno in un deserto…eppure…io l’ho trovata.
Facendo la strada ritroso per raggiungere le dune, la sorpresa è nel vedere un orice che pascola tra i pochi fili d’erba secca all’ombra di una duna di fronte a noi.
E’ quieto ed indisturbato…ed io l’osservo per qualche minuto.
E’  il bello della Namibia capace di sorprenderti ad ogni angolo, senza preavviso.
Dirigendoci verso le duna segnalata per vedere il tramonto, scopriamo con immenso piacere che siamo rimasti in pochi a girare per le strade sterrate del parco.
Le dune sono piuttosto vicine al camping, solo pochi km ancora per poterle raggiungere.
Parcheggiamo in uno spazio naturale che si è creato all’ombra di alcuni alberi.
Dobbiamo salire a piedi perché non c’è altro modo di raggiungere la cima.
Il sole sta pian piano calando, e l’aria inizia a raffreddarsi.
La luce dei raggi obliqui dona un colore aranciato e caldo alla sabbia del deserto.
Ad ogni passo i piedi sprofondano nella sabbia sul lato più inclinato di questa collina di sabbia, rendendo difficile la salita.
A grandi passi e con grandi risate miste a fatica divertimento, raggiungiamo solo la prima delle due cime..ma può bastare perché anche da qui la vista incanta il cuore.
Mi fermo, stupita ed incredula di ciò che mi circonda.
Il mondo..il deserto, gli spazi infiniti, il blu acceso, l’oro, l’orizzonte, la vita, il deserto…la Namibia.

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E’ la prima vera instantanea di ciò che è questo posto, è un inizio, un assaggio, ed io lo gusto fino all’ultimo raggio di luce.
Piano piano, con la luce oramai fioca, lentamente e coi vetri abbassati, la testa appoggiata sul bordo del finestrino aperto, un sorriso accentuato e lo sguardo di chi ha visto un qualcosa che non dimenticherà, ci dirigiamo verso la piazzola.
Oramai sta diventando buio e dobbiamo sistemarci per la notte.
Un semicerchio di sassi sotto un albero dalla chioma aperta ed accogliente sarà la nostra dimora per questa prima notte.

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Piazziamo la macchina sotto i suoi rami facendo attenzione affinché, una volta aperta, la tenda non rimanga impigliata.
Ed è così che con due mosse la nostra stanza nel deserto prende forma.
Un piccolo ed accogliente igloo su questo 4×4.
Due passi indietro a scostare la vista dai rami…e la sorpresa più grande…ed io chiedo ad alta voce
“Ma…esiste ancora un cielo dietro tutte queste stelle…?!”


La Namibia è un viaggio che va organizzato e pianificato in anticipo.

Se vuoi posso organizzare per te questo viaggio, chiedimi come

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