Namibia: primo capitolo di viaggio

Ti se i mai trovato a guardare senza respirare uno spazio sconfinato, sentendo come se quella stessa vista si fosse posata sul fondo dello stomaco?
Hai mai provato un brivido così forte tanto da farti male alla pelle per l’emozione?
Hai mai avuto lacrime di gioia ghiacciate sulle guance per il troppo freddo, ma esserne felice del fatto che rimanessero lì per farti capire che ciò che stavi vedendo era emozione pura?

Beh…a me è capitato…

27 Luglio 2016, è la data che ha dato inizio ad un sogno che maturavo da anni, il viaggio in un paese che ho aspettato e pianificato per anni prima di poterci andare; la Namibia.
Atterrammo presto, in una mattina tersa e ghiacciata all’aeroporto di Windhoek.
Scesa dall’aereo ero incredula di come un paese ricoperto di sabbia potesse essere così ostilmente freddo.
I capi che indossavo erano gli stessi coi quali ho lasciato Milano in una calda giornata estiva, ma qui, ora, sono troppo pochi e troppo leggeri.

Ho bisogno dalla mia valigia e di tutto ciò che contiene per scaldarmi.

Il primo passo è quello di farsi portare al rental a ritirare la macchina noleggiata, un 4×4 con tenda sul tetto e poi mi fermerò, si perché non è mai buona abitudine mettersi subito in viaggio non appena si arriva. Bisogna prendere confidenza con il paese che ti ospita, bisogna avere pazienza e conoscerlo passo dopo passo e non avere fretta è bene conoscere Windhoek prima, anche se per poche ore.

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Pazientemente ci viene insegnato il necessario per conoscere la macchina; come aprire e chiudere la tenda sul tetto e riporla bene prima di mettersi in strada, come utilizzare le pale ed i picconi in caso di bisogno, capire dove sono posizionate le ruote di scorta e come cambiarle.
Poi un breve briefing su come guidare, cosa aspettarsi e a cosa fare particolarmente attenzione.

Meglio fare le integrazioni assicurative che vengono proposte, è possibile incorrere in un sacco di piccoli incidenti come dal semplice bucare la ruota, a finire in una buca, al colpire un animale che sbuca all’improvviso (e qui gli animali si trovano davvero ovunque lungo tutti ili percorso) ad un sasso che sbalzato magari da un’altra macchina sulla strada rimbalza sul vetro rompendolo.
E’ importante assorbire più informazioni possibili da gente del posto, ed essere preparati.
Dopo questa scorpacciata di nozioni ci si dirige al B&B dove passeremo la prima notte.

Casa Piccolo si trova in una stradina laterale saliscendi, ed è un piccolo posto B&B a gestione famigliare.

C’è un cancello d’ingresso con un parcheggio dedicato agli ospiti. Le stanze raccolte attorno ad un piccolo e verde giardino con una piccolissima piscina al centro, in questo periodo coperta visto che di notte ghiaccia per le temperature così rigide.
A disposizione c’è un angolo dedicato alla lettura, con una grande vetrata che lascia entrare tutta la luce possibile. E’ una delle cose che più ho amato di questo paese, le visuali ingorde di spazi infiniti.

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Per cena ci lasciamo coinvolgere dall’ecletticità di un rinomato pub vicinoe la serata è il vero ingresso in questo paese.
Il Pub/Beerhouse Joe’s è quasi un biglietto da visita; multietnico, dall’ambiente frizzante e vivace, pieno di oggetti tipici e con una offerta infinita offerta di piatti di carni e di birre.
Mi piace sedere a tavolate miste, in base ai posti che sono disponibili perché hai da subito la possibilità di parlare sia con gente del posto che con turisti che arrivano da ogni angolo del pianeta.
Questo è uno degli aspetti che più amo del viaggiare…gli incontri…

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La sera è buia e fredda da queste parti, e scende molto presto, è tempo di rientrare; è tempo di riposare.

L’alba sembra non arrivare mai…come una fanciulla che aspetta la festa del sabato, mi rigiro in questo letto in questa stanza così lontana dalla mia, cercando di non pensare alle ore che ancora mi dividono dal vivere pienamente questo paese.
Quando attendi Il tempo è inflessibile, sembra quasi decidere volontariamente di rallentare.
Ma la prima luce arriva e con lei, la mia gioia nel guidare sulle strade di questo paese, esplode col sole.

Ci si mette in marcia. Devo prendere confidenza con tutto. Con una macchina enorme, con le ruote 4×4, con la visuale ridotta nel retro, con la tenda sul tetto che soffia nel vento, con la guida a sinistra, e con i primi animali che come appaiono e scompaiono all’improvviso ai bordi della strada.

Ma il cuore è leggero e la vista è sconfinata.
La prima tappa è una tappa intermedia, che serve per testare il territorio, non troppo vicina, non troppo lontana.
Ho quasi un mese di tempo per guidare ore e ore in questi deserti sconfinati…mai avere fretta di arrivare o ti perdi il tragitto.
Arriviamo nel Kalahari, ed è già pomeriggio.

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Il sole finalmente ha scaldato un po’ l’aria ma la notte precedente le temperature sono scese fino a -7 gradi sotto 0, e anche quella che si avvicina pare avere l’intenzione di ghiacciare il deserto circostante.
Meglio non passare in tenda queste ore, e per fortuna c’è un alloggio libero nella fattoria che mi ospita.
Anche se, una volta che cala il sole, la differenza di temperatura tra interno ed esterno di queste piccole casette costruite di sassi non è molta…forse nulla…ma non importa, il freddo sarà il mio compagno di viaggio.
Cala la sera…e con lei c’è il primo tramonto in questo territorio africano.
E’ un piacere potersi rifocillare nella sala da pranzo di questa magione, col camino acceso dentro e la savana fuori.

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Sarà una fredda e gran notte, questa prima vera notte in Namibia…

L’alba arriva presto perché la stanchezza del viaggio e del giorno prima si sono fatti sentire.
Il freddo è ancora presente e il riscaldamento all’interno di questa piccola casetta non ha fatto molto in quanto le mura di pietra hanno trattenuto il ghiaccio anche all’interno.

Non c’è molto tempo da perdere, bisogna mettersi in viaggio perché da oggi si inizia con la prima vera tappa del percorso.


Abbiamo 400 km di strada sterrata da percorrere in mezzo al deserto…

 

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