Casa Azul, Città del Messico

A casa di Frida Kahlo

Frida Kahlo è tutte le donne.
 E’ colei che mi ha spiegato contemporaneamente quanto può essere grande la forza del dolore e dell’amore. 
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Un viaggio nel suo mondo può fare male, ma anche tanto bene. Contraddizioni forti ti invadono senza pietà quando incontri una donna di questo calibro. Non ci sono mezze misure, perché la sua vita è stata sempre vissuta al massimo, senza risparmiarsi e per questo ci viene restituita così, piena e senza filtri.Prendi quegli occhi che ti penetrano attraverso i suoi autoritratti. Non puoi più dimenticarli .Lei mi ha fissata, ha impresso dentro di me la sua vita e in quel momento le nostre anime si sono fuse. Io ero con lei, lei era con me. Ho sentito che benché io fossi nella sua Casa museo, la bellissima Casa Azul, a Città del Messico, lei era più viva che mai. Ed era vivo l’amore che lei nutriva per il suo “panson” Diego, è vivo tutto quello che le apparteneva e che è così ben conservato ed esposto agli occhi di migliaia di viaggiatori, curiosi e turisti che ogni anno entrano in quella Casa dove lei è nata ed è vissuta con il suo adorato Diego Rivera. E’ la prima volta che sento profondamente la vita in un museo, un luogo dove tutto quello che c’è ti riporta ad un passato lontano che non torna più…

casa-azulLa Casa Azul si trova a Coyoacan, a circa 10 km a sud di Città del Messico, una zona ormai inglobata nella immensa capitale. Quello che salta più all’occhio è la tranquillità del luogo, in netta contrapposizione al caos della megalopoli. Appena arrivi sembra di essere in un’altra dimensione. Un quartiere residenziale, con case in stile coloniale, caffè, ristorantini. Insomma ti senti subito a tuo agio, riprendi fiato perché Città del Messico te lo toglie.
 Io e le mie compagne di viaggio volevamo goderci il più possibile questo momento, essere le prime ad entrare nella Casa sperando di avere pochi turisti con noi. Siamo arrivate alla Casa al mattino presto di un mercoledì di agosto basandoci sugli orari che indicava la Lonely Planet (apertura dalle 10 alle 18). Prendiamo la metropolitana fino alla fermata di Coyoacan e poi anziché usare un “colectivo” (bus) ci siamo addentrate nel quartiere a piedi, passeggiando e cercando la Calle Londres 247.

Al nostro arrivo scopriamo con grande sorpresa che il mercoledì la Casa apre alle 11. Eravamo decisamente in anticipo, che fare? Senza pensarci due volte abbiamo cercato di convincere l’addetto del museo a farci entrare….che bello sarebbe stato avere la Casa solo per noi 6 ragazze. Ovviamente il no è stato categorico e quindi un po’ deluse abbiamo proseguito il nostro giro nel quartiere e alla fine ci siamo sedute a “La Talavera” (Gómez Farias 117) un piccolo ristorante non troppo distante da Casa Azul. Questo fuori programma si è rivelato, come spesso succede, una piacevole colazione. Il ristorante ci avvolgeva con le sue pareti arancioni, i tavoli in legno erano arricchiti da piastrelle in ceramica bianca e blu con motivi floreali e le nostre tazze con il caffè fumante richiamavano gli stessi fiori. Dopo aver fatto colazione siamo tornate verso la Casa Azul e ad attenderci abbiamo trovata una coda davvero impensabile che si sviluppava lungo i muri. Persone provenienti da ogni parte del mondo, solo per lei. Non ci siamo scoraggiate e armate di tanta ma proprio tanta pazienza, ci siamo messe in fila diligentemente. Finalmente arriva il nostro turno e dopo aver fatto i biglietti, entriamo e un murales racconta subito l’amore: “Frida y Diego vivieron in esta casa 1929 – 1954”. E’ stato proprio Diego Rivera a volere (dopo la morte di Frida) che questa casa fosse aperta al pubblico e diventasse un museo nel 1958.

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Dio…non vedevo l’ora di buttarmi nella loro storia, di ascoltarli, di “violare” anche la loro intimità e di conoscere sempre di più chi era Frida osservando i suoi oggetti, le sue stanze, i suoi dipinti, insomma tutto quello che mi poteva e voleva raccontare di sé io lo avrei preso come un dono prezioso.
L’entrata conduce nel giardino interno ricco di piante, fiori, fontane, statue precolombiane e oggetti dell’arte popolare messicana. C’è anche una piramide a gradini e mi piace pensare che un tempo le scimmiette, i cani e i pappagalli di Frida potessero arrampicarsi su questa struttura.
Oggi ovviamente non troverete nessuno di questi animali. Ma tutto è magico, tutto è un’esplosione di colori e profumi. Qua ti puoi nascondere, ti puoi rifugiare perché questa Casa ti protegge, questo è ciò che ho sentito all’interno di quelle mura. E forse è ciò che Frida pensava di quella Casa che amava profondamente.
In un angolo del giardino, una tv appesa ad una parete racconta per immagini e tramite una voce narrante chi è Frida. Tante bellissime fotografie che si susseguono a colori, in bianco e nero e che ritraggono questa donna nella varie fasi della sua vita. E sei ipnotizzata, sei catturata da tanta bellezza, da tanta forza, da tanto dolore. Frida è una calamita che ti urla di vivere fino alla fine, di non risparmiarti mai.

Frida-Kahlo-kitchenLa Casa si sviluppa su due piani, ci sono camere da letto, lo studio, una grande cucina, una sala da pranzo. Le pareti sono vive, perché i dipinti di Frida, sono li, appesi assieme anche a quelli di Rivera, Jose Maria Velasco, Paul Klee. 
Se dovessi pensare a quale sia l’ambiente che mi è piaciuto di più, non lo so….come dimenticare quella grande cucina con le sedie e il tavolo giallo, i muri blu e bianchi con appesi oggetti culinari e su una parete scritto Frida e Diego. Chissà com’era bella quando era viva di profumi, di cene, di discussioni, di persone in convivialità. 
Vicino alla sala da pranzo, c’è la camera da letto di Diego. Il cappello, la sua giacca e gli abiti da lavoro sono ancora là. Lo studio di Frida perfettamente conservato é davanti all’immensa vetrata che da sul cortile e che lo inonda di luce. La sedia a rotelle di Frida è posta davanti alla tela e dietro di lei il tavolo pieno di colori, brillantini e pennelli. La immaginavo seduta e intenta a regalarci con la sua arte un altro pezzo di sé. Poi c’è la sua stanza, con il letto a baldacchino e uno specchio posta sopra di lei. Un modo per guardarsi quando era costretta a stare per lungo tempo a letto.
Un’altra ala della casa è riservata ai suoi abiti, tantissimi, coloratissimi, meravigliosi tessuti che avvolgevano il suo corpo martoriato; un modo sicuramente il suo per ridere in faccia alla malattia e per mettere a tacere quel dolore che è stato il suo fedele compagno di vita.
Casa Azul conserva anche le stampelle, i busti che servivano per sorreggerla, le protesi, perché questa era Frida e non bisogna aver paura di guardare queste parti inanimate che lei indossava al pari di un abito. Prosecuzioni di sé che dipingeva, perché sicuramente la bellezza per lei era una necessità. Anche in questo caso gli schizzi raccontano il suo stato d’animo; ci sono dipinte le farfalle…chissà quanta voglia aveva di spiccare il volo, la falce e martello, (è sempre stata impegnata politicamente) e non dimenticherò mai l’immagine del figlio che non ha mai avuto dipinto proprio all’altezza del ventre. Tutto con lei prendeva vita e tutto diventava più bello.

Casa Azul è un luogo da cui è difficile uscire una volta che sei entrato….perché quando sei lì non vorresti più andartene e cerchi scuse per prolungare la visita e poi perché quella Casa è forse un po’ la casa di tutte noi.

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Informazioni utili
:

Orario di visita:
tutti i giorni dalle 10 alle 17.45, tranne il mercoledì: dalle 11 alle 17.45
Indirizzo: Calle Londres 247, Coyoacán, Città del Messico
Come arrivare: metro, fermata Coyoacan.
Costo
: 100 pesos (6€ circa). 
Le foto (senza Flash) all’interno della casa non sono ammesse; se si vogliono fare occorre pagare un sovrapprezzo ( 60 pesos).


Il consiglio di chi l’ha fatto: 
La Tavalera potrebbe essere un ristorante da prendere in considerazione per un pranzo dopo la visita di Casa Azul, perché offre il mitico “Pozole”, uno dei piatti più autenticamente messicani. E’ uno stufato di carne, cipolla, aglio, mais, peperoncino, origano accompagnato da tortillas ed affonda le radici nelle civiltà precolombiane. Un trionfo di sapori e fragranze che pare fosse anche uno dei piatti preferiti di Frida.

Costi

Entrata: 100 pesos (6€)Possibilità di fare foto: 60 pesos (3.5€)Audio guida: 70 pesos (4€)
Casa Azul è un luogo da cui non esci più
Orario di apertura da martedì dalle 10 alle 5.45mercoledì dalle 11 alle 5.45da giovedì alla domenica dalle 10 alle 5.4580 pesos e nel week end 100 pesos
Le foto (senza flsh) non sono ammesse, a meno che non si paghi 60 pesos per essere autorizzati.


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Frida Kahlo è un’artista messicana vissuta tra il 1907 e il 1954 a Coyoacán, Città del Messico.
È un personaggio talmente sfaccettato, complesso e poliedrico che non so da dove partire per parlarvene.
C’è la Frida artista, la Frida attivista, la Frida innamorata, la Frida appassionata, la Frida prigioniera del suo corpo.
Provo a fare ordine.

Poi c’è il suo impegno politico: figlia della rivoluzione messicana, attivista all’interno del Partito Comunista, femminista, trasgressiva, innamorata profondamente del Messico, della sua storia e della sua cultura, figura chiave nell’evoluzione politica e culturale del Messico.

Poi c’è Diego Rivera e ci sono tutti i suoi amanti e le sue amanti: Frida era contemporaneamente uno spirito libero e un’innamorata gelosa. Si sposò con Diego Rivera all’età di 22 anni: lui ne aveva 43, era già uno degli artisti più famosi del Messico, ed era al suo terzo matrimonio.
Diego era infedele e innamorato di tutte le donne, ma contemporaneamente legato davvero solo a Frida.
Frida era gelosa e sempre più ferita, ma contemporaneamente anche lei lo tradiva (spesso per ripicca) con uomini e donne (da Trotsky a Maria Félix).
Si sono fatti male sempre di più, in un’escalation di amore, passione e dolore fino a che, dieci anni dopo, divorziarono: Diego aveva tradito Frida con sua sorella Cristina.
Ma non riuscivano a starsi lontani: si sposarono di nuovo un anno dopo e rimasero insieme fino alla fine, nella Casa Azul.

E infine c’è il suo dolore, vero filo conduttore della vita di Frida.
Frida nacque con la spina bifida e già da piccina zoppicava.
Poi l’incidente.
A 18 anni era sull’autobus che da scuola l’avrebbe riportata a casa. Ci fu un grossissimo scontro e l’autobus si accartocciò contro un muro. Frida rimase gravemente ferita: le si spezzò la colonna vertebrale in tre punti, si ruppe femore, costole, la gamba sinstra in 11 punti, osso pelvico. Il corrimano dell’autobus attraversò il suo corpo da parte a parte.
Subì 32 operazioni chirurgiche e dovette stare a letto immobile per anni, intrappolata dentro a un busto che teneva insieme il suo corpo.
Quando ricominciò a camminare la sua vita era cambiata: il suo corpo era diverso, il dolore era continuo, non poteva avere figli.

 “Dipingo autoritratti perché sono spesso sola, perché sono la persona che conosco meglio.”

Se volete conoscerla meglio, se volete prepararvi prima di partire per il Messico, vi consiglio di leggere ¡Viva la vida! di Pino Cacucci. È un libro breve ma intenso, in un pomeriggio lo leggete e vi fate un regalo grandissimo.

 

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