Paola, diario dal Myanmar – Moulmein

231Moulmein o Mawlamyine qualcuno la ricorderà come capitale colonica inglese, o forse per l’incipit del poema di Kipling ” La strada per Mandalay“, è uno dei punti più meridionali della Birmania aperta ai turisti stranieri, in quella lingua di terra confinante con la Tailandia.
Il nostro viaggio per Moulmein inizia su uno sgangheratissimo e sovraffollato autobus di linea, con sgabelli in corridoio e odore di canfora ma, contrariamente all’iconografia tradizionale, in assenza di animali!
Siamo le uniche occidentali (che strano) e i nostri lineamenti attirano curiosità. Infatti, i passeggeri nella fila accanto alla nostra, una volta che si dirada la folla degli occupanti del corridoio, ci chiedono timidamente se siamo russe e dove siamo dirette.
Scopriamo di avere la stessa destinazione e ci sentiamo molto fortunate nell’avere l’attenzione dei due passeggeri più distinti del convoglio, elegantissimi nei loro longgyi verde scuro e camicia bianca che a noi sembr aimpeccabile.
Le strade sono quasi dei guadi e spesso l’autobus si trova in difficoltà a sorpassare i tratti più allagati ma dopo oltre 5 ore di pulman, finalmente arriviamo a destinazione che è notte fonda.
Sorpresa, sorpresa! I due distinti viaggiatori che ci avevano scambiato per russe, si fanno portare dei motorini e ci accompagnano a destinazione in albergo non lasciandoci né la possibilità di rifiutare né la possibilità di offrire un contributo al disturbo: commoventi!

Finalmente una camera e un letto ampia e pulita dotata di ogni confort: 17 ore di viaggio in 2 giorni meritano una sana dormita!

IMG_1202La mattina si presenta radiosa da tutti i punti di vista: colazione eccellente, timido sole e giornata piena per esplorare i tesori coloniali di Moulmein.
Decidiamo di partire alla scoperta della pagoda che domina la cittadina: Kyaik Than Lan o vecchia pagoda.
Per arrivare alla pagoda è necessario salire il promontorio sul quale sorge, attraversando strade e vicoli battuti principalmente da galline, capre e gente del posto. Turisti, assenti. I cani invece sono indicatori della prossimità di un monastero perché i monaci li sfamano e proprio in prossimità della pagoda ecco i cani e..un monaco scalzo che ci chiama!
Si ce l’ha proprio con noi che, stupite, ci avviciniamo: si chiama Dona e vuole proprio parlare con noi perché studia inglese e approfitta della presenza dei turisti per fare pratica. Si offre di farci da accompagnatore alla pagoda e non possiamo fare altro che accettare: non sembra capisca perfettamente il nostro inglese .. o forse, gli piace cosi?

L’ingresso alla pagoda avviene, stranamente, attraverso un ascensore gestito dalla polizia che ne regola l’afflusso: per chi preferisce l’esercizio fisico, due passerelle di scalini, coperte, conducono all’ingresso delo spiazzo dover sorge la paya.
La pagoda è gremita di birmani in festa: la luna piena è davvero una gran festa e qui tutti festeggiano a modo loro, alla paya; questa conta 33 stupa diversi e un numero imprecisato di Nat che vigilano dal perimetro esterno, passeggiando lungo il quale si ammira dall’alto il panorama della città.

239I bambini presto iniziano a far gara a farsi fotografare con noi, vogliono guardare la nostra guida turistica che è un libro con fotografie a colori, cosa veramente rara da queste parti! Stordite dalla bellezza del panomara che ha incantato Kipling e dalle attenzioni dei birmani in festa, accettiamo di buon grado le offerte di fotografie e anche i dolci di burro di arachidi che una marca di snack locali offre ai visitatori: si chiama “Amico” si, proprio in italiano e dato che ne sono particolarmente sorpresa, mi regalano anche una maglietta con il logo!
Il monaco é sempre con noi e non smette di fare domande: é curioso su tutto, non sa bene dov’é l’Italia e chiede se noi scriviamo con gli stessi caratteri alfabetici degli inglesi… e tutto cio’ che per noi é scontato per lui é una scoperta: Francia, Inghilterra, Belgio e Germania per lui non hanno molto significato, siamo tutti uguali, parliamo la stessa lingua e, tutto sommato, non trova grandi differenze! Non più tardi della sera prima ci avevano scambiate per russe, no?

Ci racconta di essere di un paese tra Moulmein e Bago, di venire dalla foresta e di essere li per studiare in monastero e da grande vuole fare il monaco anche se gli manca un po’ la mamma che probabilmente andr‡ a trovare ad ottobre.
Ci convince a continuare, con un amico ex monaco che nel frattempo ci ha raggiunto, l’esplorazione delle pagode della città: U khanti Paya – la pagoda del monaco eremita, U Zina Paya fondata con il ricavato di pietre preziose trovate sul posto: le atmosfere sono sempre rilassate nei templi e mai ci sentiamo estranee o di troppo e neppure desta stupore la strana combriccola composta da due occidentali, un monaco scalzo e un birmano baman che fuma sigarette e mastica betel.

La sera, salutati Dona e il suo amico, è l’occasione per esplorare il lungomare con le sue attrazione. Forse in occasione della festa di luna piena, una gigantesca grigliata modello multifamiliare invade buona parte del lungomare : tra le bancarelle che vendono principalemnte spiedini multicolori, qualche donna velata in perfetto stile islamico moderato che, tra le altre, vende il proprio cibo.
Troviamo il ristorante che cerchiamo: un locale semplice che destina il ricavo agli anziani bisognosi: birmani gente gentile e generosa! Il cibo non é granché ma sempre di pi˘ ci sembra di partecipare alla vita del posto, sedute nella veranda che d‡ sul mare a chiacchierare ed accarezzare i gatti.

Il giorno seguente è la volta di dedicarci alla Moulmein coloniale: la cosa che ci stupisce maggiormente è la convivenza di chiese cristiane, templi buddisti induisti e moschee: tutte le religioni trovano spazio in questa città che del periodo coloniale sembra aver conservato al meglio la multireligiosità, tanto osteggiata in questo periodo in tutta la Birmania. Gli edifici rimasti sono pochi e non particolarmente tenuti bene: non si sa se per mancanza di fondi o per rimuovere inconsciamente il periodo storico.
Rimane la grandissima prigione, a pianta pentagonale che ricorda proprio il Pentagono, inaccessibile ai turisti fose perché ancora in uso anche se a noi sembra solo un cimelio del passato!

Dobbiamo muoverci, tra qualche giorno abbiamo il volo di rientro: tutti i bus sono fermi, le strade completamente allagate e non c’è altro mezzo per andare a Yangoon che il treno: 11000 Kyatt in due persone per un viaggio di prima classe (unica riservata agli stranieri) per una notte che per il momento ci sembra la più lunga da quando siamo in Birmania.

Il treno va pianissimo, forse 30 all’ora, ondeggia e beccheggia paurosamente ed emette rumori sinistri: i sedili pero’ sono molto comodi e spaziosi, molto meglio del pullman. La vista della pagoda illuminata nella notte compeltamente buia, che si scorge mentre lasciamo Moulmein mi immalinconisce.
Le partenze sono sempre, per definizione, momenti di rottura, distacco e qui a Moulmein ci siamo sentite un po’ a casa: sarà stato il monaco, sarà stata la maglietta regalata con la scritta Amico, sarà stato l’albergo particolarmente accogliente o essersi sentite davvero le uniche occidentali in un posto fuori dalle rotte turistiche tradizionali, ma partire questa volta per me è dura… o sarà invece, solo paura del viaggio in treno?


Informazioni Pratiche:

Pullman (di linea?) da Bago : 8000 Kyatt per persona. Circa 250 Km, normalmente circa 4 ore.
Cinderella Hotel . Considerato uno dei migliori della Birmania, grandi città escluse. Personale numeroso professionale ed efficente
Camera doppia , ampia pulita, acqua, caffË, biscotti, snack, frigorifero e colazione : 50 $ x 2 persone per notte

Il ristorante in giardino è uno dei migliori provati: ampia scelta di piatti birmani e internazionali: Delizionse le zuppe tradizionali: pasto circa 400 Kyatt per 2 persone.

Grand Mother and Grandfather Restaurant:
Strand Road -insegna con disegno di due vecchietti. 5000 Kyatt per un pasto, leggero, per due persone. Non andateci per il cibo ma per fare del bene.

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