Paola, diario dal Myanmar, Bago

Continua da…Lago Inle

Restare sul lago Inle non aveva molto senso per noi, dato il clima e l’impossibilità di fare escursioni- Ancora una volta quindi prepariamo i bagagli e dopo un consulto della guida e della gentilissima signora alla reception del nostro albergo decidiamo di partire nuovamente e andiamo a Bago!
Non era nelle nostre previsioni, ma dovevamo iniziare a dirigerci verso sud e quella tappa ci sembrava interessante: la seconda pagoda per altezza della Birmania e budda reclinati ci sembrano attrazioni degne attenzione…e poi ne avevamo abbastanza di acqua !
Prenotiamo e paghiamo direttamente in albergo in nostro trasferimento notturno verso Bago: 10 ore di pulman valgono un trattamento VIP con tutti i confort compreso un  carico di fiori freschi nel bagagliaio.

L’arrivo a Bago è all’alba: all’ingresso della città, con le prime ombre naturali vedo la fila di monaci che esce dal monastero, ognuno con il proprio recipiente per le offerte: se non fosse stato per quelli sarebbe stato difficile scorgerli nella penombra con le loro toghe rosso scuro. C’è sempre qualcosa di magico nell’alba e la processione dei monaci in ordinatissima fila indiana mi è sembrata particolarmente emozionante.

Eccoci alla stazione degli autobus: non facciamo in tempo a scaricare gli zaini che subito ci approcciano per offrirci un passaggio: sono in 2, con il classico motorino sella-lunga tipico del sud est asiatico, ma noi siamo in 2 e abbiamo gli zaini e presto si manifesta la necessità di un secondo motorino: arriva anche quello e i nostri futuri autisti sono davvero insistenti. E’ inutile resistere: abbiamo bisogno di raggiungere l’albergo e abbiamo ina notte di pullman sulle spalle. Inizia a piovere forte ma per fortuna l’albergo è vicino e, meraviglia delle meraviglie la strada che porta all’albergo riserva una splendida sorpresa: vista della Shwemawdaw pagoda  in tutto il suo splendore! Una enorme pagoda dorata che sembra ergersi dall’asfalto alla fine del rettilineo d’asfalto.

Ecco l’albergo che purtroppo non rispecchia i nostri parametri necessari per un pernottamento ed è subito chiaro che urge un piano B. Dopo una pausa colazione decidiamo la prossima meta: Moulmine. E’ necessario recarsi di persona alla fermata del bus per acquistare il biglietto perché il giorno seguente è festa di luna piena ed è tutto pieno… siamo in Birmania, no? La stazione non è distante, ma  piove. Ecco quindi che ci chiamano un taxi, o meglio un tuk-tuk. Ci saliamo e in qualche modo, guidatore e aiutante ci capiscono. Riusciamo anche a capire che i biglietti ci sono e che il pullman partirà alle  17,30.

Che fare? Abbiamo il tuk-tuk a nostra disposizione, e ci sono i budda reclinati da vedere e chiediamo se è possibile arrivare. Ci dicono che non ne sono sicuri ma che ci provano (?).  I tuk-tuk è scomodo, rigido e queste strade sono davvero piene di buche.

Scopriamo poco dopo perché hanno detto che avrebbero tentato di arrivare al budda: è tutto completamente allagato. L’acqua arriva alla vita delle persone ma il nostro intrepido autista tenta di girare intorno all’area e, attraverso strade secondarie, ci porta al budda reclinato: è enorme, gigantesco, anacronistico nei colori sgargianti di un restauro invasivo ma.. per fortuna!

Diluvia cosi forte che a stento riusciamo a scorgerlo tra la coltre di pioggia!

Per il resto della giornata, ci lasciamo trasportare dalle nostre guide che sono pieni di attenzioni nei nostri confronti: stanno attenti che non ci bagnamo, ci procurano cibo, ci offrono betel e altre bibite; del resto abbiamo letto che gli uomini di Bago sono i più gentili della Birmania, da qui si è sviluppato il culto dell’Hamsa o Hinthi (link ad articolo Lago Inle). Ci portano in giro per una Bago davvero sgangerata, caotica, trafficata e allagata con sorrisi e tentativi di dialogo che ci fanno davvero ridere! Ci porteranno in giro per le pagode di Bago, al monastero del serpente dove riusciremo a vedere il pitone che si narra abbia più di 125 anni; ci porteranno a vedere il più grande budda sdraiato al mondo il Shwethalyaung che giace in un capannone di lamiera in un tempio raggiungibile guadando una strade di fango,  ci faranno passare per strade dove non saremmo ma passate, ci mostreranno che c’è sempre qualcuno che ha più bisogno di te di quei Kyatt che hai in tasca (contributo agli abitanti delle case sommerse dall’acqua) e ci faranno conoscere ina Birmania che nessuno davvero va a vedere.

Qui turisti ce ne sono pochi: come dicono è difficile pensare che questa città, capoluogo dello stato Mom abbia qualcosa da offrire…loro ce la stanno mettendo tutta con depliant, spiegazioni, cortesia e tanti sorrisi e speriamo che l’aeroporto internazionale promesso dai koreani porti qualcosa di bello in questa città che per ora puo’ offrire solo tanta acqua!

PS: a rientro in Italia scopriro’ che la regione di Bago è stata tra le più duramente colpite dagli allagamenti monsonici con diversi morti e colture completamente distrutte. Qui il video del giornalista ammollo proprio a Bago.

…Continua…

 

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