Santiago, il lungo cammino dentro se stessi.

“This is the road we chose to take, no regrets and no mistakes. This feeling is real”.

Jack Savoretti


ragazzo in strada

..di Sara Camera.

Il Cammino di Santiago. E se cominciassi a raccontarlo dalla fine? Non che il senso del viaggio stia nella meta, anzi. Ma c’è un ricordo di quel momento che mi ha spiegato molte cose.
C’è un ragazzo che arriva da solo con il suo zaino nella piazza di Santiago, stanco, sfatto, sfinito. Ha smesso di camminare, si ferma a guardare quella cattedrale attesa da centinaia di chilometri, poi siede a terra in contemplazione: della cattedrale, ma anche dell’impresa che ha appena compiuto. Si siede e si mette a scrivere.

Non vuole perdere quel momento, usa le parole per contenere l’anima che potrebbe scoppiare da un momento all’altro. Intorno tanti altri che arrivano e si abbracciano senza neppure conoscersi.

C’è tutto il senso del cammino in quella scena che ho visto. La fatica e la ricompensa, la libertà e la liberazione, la poesia e le scarpe sporche.

Ma facciamo un passo indietro. Anzi, molti passi indietro.

Il Cammino de Santiago, o meglio il Camino Francès, inizia a Saint Jean Pied de Port in Francia e si srotola per 780 chilometri fino alla cattedrale di Santiago de Compostela in Spagna.

Io ne ho percorsi 312 a piedi partendo da Lèon, là dove finiscono le mesetas e iniziano le montagne.

IL DIARIO DEL MIO CAMMINO.

TAPPE E COSE CHE HO IMPARATO.

Mi svegliavo ogni giorno prima dell’alba, chiudevo lo zaino e mi mettevo a camminare.

Tra gioie e dolori arrivavo a fine tappa, cercando un letto in un albergue (gli ostelli per i pellegrini) e timbrando la Credential, il passaporto del cammino. Quindi mi lavavo, insaponavo maglietta calze slip, mi curavo i piedi come riuscivo. Ancora una birra, chiacchiere, magari un bagno al fiume, cena e nanna. La vita è molto semplice sul Cammino. Ma chi l’ha fatto non la dimenticherà mai.

    1. Arrivata a Lèon con un volo Iberia da Barcellona. E con un pensiero in testa: “Muovere incontro al proprio supremo dolore e insieme alla propria sublime speranza” (Nietzsche).
      Giorno 0, Leon
    2. Scoperte del giorno: i muscoli dei polpacci, il silenzio di ore, farsi sorpassare da tutti. Ma sono arrivata e ho una nuova amica canadese.
      Giorno 1, Villar de Mazarife
      Da Leon: 20,6 km
    3. Il giorno 2 dice essere il più difficile, perché pensi a casa, al letto, alla doccia. Lo dice David che da 6 anni vive sul Cammino, sotto le stelle, e aiuta i pellegrini. Ho creduto di morire, ma poi ho visto l’alba, le cicogne e 32 km sotto i miei piedi.
      Giorno 2, Astorga 
      Da Villar de Mazarife: 32 km
    4. Finalmente le montagne. Farle in compagnia non solo del tuo zaino è già qualcosa. È strano ma è come vivere in una comunità dilatata lungo la strada, alla sera ritrovo persone che ieri avevo perso, con storie di piedi, di cuore e di volontà.
      Giorno 3, Foncebadon
      Da Astorga: 25,9 km
    5. Quello che dice: da lì in poi tutta discesa, non sa la verità. Non sa com’è la discesa per arrivare a Molinaseca. 1000 metri di dislivello in pochi km. Ma poi da lontano ho avvistato la città in mezzo alla valle, e mi sono sentita un conquistatore, il primo pellegrino della storia.
      Giorno 4, Ponferrada
      Da Foncebadon: 27,3 km
    6. La legge di Murphy del Camino. Il più grande russatore della storia sarà il primo ad addormentarsi in una camerata da 60. E sarà lì, vicino a te. Si può anche uccidere sulla via per Santiago.
      Giorno 5, ore di sonno 0, Villafranca
      Da Ponferrada: 24,1 km
    7. La tappa più tosta per me. 11 ore per coprirla. Farla insieme è stato essenziale. Per me che amo la solitudine, essere con la giusta compagnia ha alleggerito la salita e mi ha fatto “togliere le mani dal volante”.
      Giorno 6, O Cebreiro 
      Da Villafranca: 28,4 km
    8. Alba tra le nuvole a O Cebreiro, mai visto niente di così. Arrivata in Galizia. Qui il tempo butta male, ma sembra l’Irlanda. Commozione a tratti e, come sempre, disfacimento all’arrivo.
      Giorno 7, Tricastela
      Da O Cebreiro: 21,1 km
    9. È l’ora della pioggia. Perché non sei pellegrino se non le provi tutte. Le lacrime dal cielo portano malinconia, ma qui tocca andare avanti. Sul cammino di Santiago ci si incontra e ci si perde, ma ne vale sempre la pena.
      Giorno 8, Barbadelo
      Da Triacastela: 29,3 km
    10. Prima giornata da sola, dopo tanto tempo. La tappa è piatta e noiosa, per cui musica nelle orecchie e cantare nel bosco. Oggi sono finiti tutti i dolori, il mio passo è preciso e veloce. Dopo tutti questi giorni, ho finalmente imparato a camminare. Sarà anche per questo che ho dimenticato il bastone da qualche parte.
      Giorno 9, Melide
      Da Barbadelo: 18 km in bus fino a Porto Marin + 39,8km a piedi
    11. Il cammino è come la vita: quando pensi di sapere o avere una cosa, ti sconfessa subito. Infatti sono andata avanti a botte di Voltaren, la gamba fa parecchia fatica. Però non mi dispiace andare piano, mi godo di più il viaggio. E poi mancano 26 km a Santiago.
      Giorno 10, Salseda 
      Da Melide: 25,1 km
    12. Arrivata a Santiago. Ho ringraziato Dio e chi ha compiuto con me questa cosa, che mi piace chiamare impresa. Un pezzo piccolo o lungo di Camino insieme.
      Grazie a tutti gli amici con nome e cognome, al ragazzo che da poliziotto diventerà contadino, al ragazzo che davanti la cattedrale mi ha consolato dicendo “sta per diventare un ricordo, ma nessuno potrà mai togliercelo”, a quelli che ci hanno curato i piedi, quelli che si sono licenziati o stanno per farlo, quelli che hanno perso qualcuno, quelli che hanno trovato qualcosa, tutti quelli con cui ci siamo augurati Buen Camino.
      E grazie al Camino, mai avrei immaginato che una cosa semplice come camminare fosse così potente e meravigliosa.
      Giorno 11, Santiago
      Da Salceda: 28 km

TROVA IL TUO PASSO E TE STESSO

sdraiata

Il Cammino è un viaggio dell’anima, basta seguire la propria. E ognuno ha il suo passo e il suo ritmo, qui impari presto a non giudicare.
Meglio allenarsi prima di partire, ma se non lo fai vai avanti lo stesso. Scoprirai che sul Cammino conta più la testa che le gambe, il resto lo fanno la voglia di arrivare e i compagni di viaggio.

I primi giorni sono stati duri: mi sono chiesta perché l’ho fatto, ma poi una mattina mi sono svegliata e i dolori erano (quasi) spariti.

Se deciderai di partire anche tu, sentirai ogni passo, ogni sasso ed emozioni che arrivano improvvise. Arrivano anche altre cose: a volte sono risposte, a volte domande, a volte una mucca o l’alba. Arriva anche Dio e un’umanità sconosciuta a cui non pensavi di affezionarti tanto.
Il Cammino è anche il viaggio della libertà e della verità. Di fare solo quello che ti senti, di stare da solo con la natura, di scegliere ogni giorno fino a dove arrivare e con chi farlo.

L’unico consiglio che vorrei dare è partire da soli. È un regalo che si fa a se stessi. È come ha detto un caro amico del cammino, ci vuole una bella dose di pazzia per mettersi a camminare per tutti quei chilometri.
Così pazzi da scoprire alla fine la felicità di essere presenti e ritornare a essere quello che si è.


 CONSIGLI PRATICI

3 COSE E BASTA

Ci sono solo 3 cose essenziali, di cui non puoi fare a meno quando decidi di partire. Su tutto il resto ti è concesso interpretare, tanto capirai da solo che avrai portato molte più cose di quelle che ti servono.

La cattedrale, la credential e le mie scarpe.

La cattedrale, la credential e le mie scarpe.

Ecco le tre cose su cui non puoi transigere: scarpe, calzini, zaino. Spendi pure un bel po’, tutto il resto lungo il Cammino ti costerà pochissimo (5/10 euro per dormire, 10/12 euro per cenare, 0 euro per shopping). Se scelti bene, questi tre attrezzi ti toglieranno dai guai. I dolori non mancheranno, ma saranno più sopportabili. Quindi scarpe perfette per il tuo piede – io ho scelto un paio da trial, leggere e resistenti – calze tecniche senza cuciture (ricordati la vasellina da spalmare sui piedi al mattino prima di indossarle) e zaino ergonomico adatto al tuo corpicino. Utile anche il camelbak.

Aggiungi anche un bastone trovato sulla strada, o i bastoncini da trekking, fondamentali ad alleviare la fatica.

Ah, prima di partire non dimenticarti la Credential, ovvero il passaporto del cammino. È più comodo se la ritiri in Italia. Qui il link

E appena arrivato sul percorso, procurati la concha, ovvero la conchiglia simbolo del Cammino che appenderai al tuo zaino e che sentirai risuonare mentre cammini.

DA DOVE E PER QUANTO

Per decidere il tuo Cammino, parti dai giorni che hai a disposizione e organizzati di conseguenza.

Se è la tua prima volta, ti consiglio il Camino Francès, il più famoso e attrezzato. Ma sappi che esistono altri 7 cammini in Spagna e Portogallo che portano a Santiago.

      • Se hai 1 mese. Ça va sans dire: fallo tutto partendo in Francia da Saint Jean Pied de Port
      • Se hai 2 settimane. Puoi partire dall’inizio e fermarti a metà strada, oppure fare come me, partendo da Leon ed eventualmente arrivare a Finisterre sull’oceano, dopo Santiago.
      • Se hai 1 settimana. O parti da Saint Jean oppure da Sarrìa. La Compostela te la meriterai lo stesso, ma questi ultimi 100 km sono i più turistici.

Per approfondire le tappe e stampare la guida da portare con te, puoi consultare il sito dei Pellegrini di Belluno.

5 thoughts on “Santiago, il lungo cammino dentro se stessi.

  1. …direi che non c’è nulla da aggiungere… Ti auguro di non dimenticare mai le sensazioni che hai provato durante questa esperienza e di portare queste sensazioni positive nel cammino di tutti i giorni. Brava Sara!

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