Paola, Diario dal Myanmar – Lago Inle

…Continua da….Bagan

191Questa volta abbiamo deciso di cambiare: il trasferimento per la prossima tappa sarà di giorno!
Eccoci qui, sul nostro pulmino pronti per la partenza: destinazione Lago Inle.
I bagagli sul tetto, all’interno i nostri compagni di viaggio: due occidentali e il resto birmani! Non sappiamo di preciso quanto durerà il viaggio: chi dice 5, chi dice 7, altri si spingono fino a 10 ore… ma siamo in Birmania, dove le settimane hanno 8 giorni e tutto è relativo!
Abbiamo finalmente l’opportunità di ammirare il paesaggio: campagne, campagne e campagne: i paesi sono piccoli e le fermate che effettua il pulmino sono spesso in prossimità di pensiline in legno in quello che sembra un nulla; la Birmania è un po’ più grande della Francia e ha una densità di popolazione che è la metà di quella italiana.
Nelle campagne birmane l’utilizzo degli animali per il lavori nei campi è ancora molto diffuso; chi se lo può permettere, utilizza infatti un bue per trainare l’aratro e risparmia un po’ di fatica, gli altri fanno a mano. L’argricoltura, pur essendo ancora l’attività primaria del paese, è ancora ad un livello manuale. La risorsa principale del settore primario è il pregiato legno di teak  per questo motivo le foreste sono a rischio!
Dopo innumerevoli curve,montagne e altrettante soste, siamo giunte finalmente a Nyaunggshwe, destinazione che abbiamo scelto per l’esplorazione del lago Inle: la cittadina sembra composta da poche vie, un mercato e poco altro: piove e quasi tutti indossano una giacca pesante.
Abbiamo prenotato una stanza con aria condizionata ma presto impareremo che è stata una scelta inutile: qui fa freschino! A quasi 900 metri di altitudine, ai piedi della regione più montuosa della Birmania, in piena stagione dei monsoni, la giacca pesante fa davvero comodo. E’ pomeriggio inotlrato e dobbiamo asciugare un po’ di vestiti che si sono bagnati nel viaggio e non ci resta che consolarci con una cena in perfetto stile birmano: curry di verdure, riso, condimenti vari, tra cui l’immancabile pesce essicato e birra!
Abbiamo prenotato direttamente dall’albergo la nostra escursione per la mattina successiva al lago Inle: ci viene a prendere 194una signora birmana, a piedi, in albergo e ci dice di seguirla. Il suo inglese è comprensibile e la seguiamo al mercato dove compra fiori (per noi!)da portare alla pagoda. La sua abilità nel schivare lo pozzanghere è magistrale: scommetto che nonostante le infradito – calzatura nazionale – non ha neppure i piedi umidi!
Ci accompagna al porto dove sono ormeggiate una serie di canoe strettissime. Sono tutte in legno e sono larghe giusto quanto basta ad ospitare una fila di poltroncine, sempre in legno, rivestite di giubbotti salvagenti e ombrelli. A prima vista sono esattamente quello che ogni mamma sconsiglierebbe di utilizzare per avventurarsi in una escursione in un lago in una giornata di pioggia.

La nostra signora ci saluta e ci lascia nelle mani di un barcaiolo e suo figlio: in due forse fanno 40anni e non una parola di inglese!
Ci fanno accomodare sulle poltroncine e partiamo: la barca ha il motore ad immersione ma per uscire dal groviglio di canoe, il nostro barcaiolo si esibisce in una pagaiata con un piede solo: non sappiamo ancora se lo faccia apposta per conquistarci o se davvero qui remano tutti cosi, ma l’effetto è garantito!
La nostra imbarcazione si inoltra in un canale di acqua fangosa e in brevissimo tempo sembra che il canale si stringa e la nostra canoa sembra scivolare sulla vegetazione. Intorno il nulla. Giardini galleggianti, uccelli e coltivazioni di ogni tipo di ortaggi e fiori. Null’altro.
187Il barcaiolo cede il timone al figlio e lui si ripara dietro l’ombrello: solo il rumore del nostro motore ci accompagna fino a quando il canale si apre sul lago!
Il tempo non aiuta il paesaggio: acqua scura nuvole basse e tante altre canoe che sfiorano l’acqua e trasportano turisti, locali, raccolti, animali e si, anche motorini! Qui la vita si svolge sull’acqua e tutte le comunità che abitano queste aree hanno fatto dell’acqua il loro habitat .
Il lago è largo 10km e largo 22km ma nella stagione delle piogge, tutte le aree circostanti si allagano e ne ampliano la superficie. E’ stato il primo luogo birmano ad entrare nel progetto UNESCO del World Network of Biosphere Reserves  grazie alle specie uniche che si trovano tra volatili, mammiferi e specie ittiche.

Recentemente tuttavia le acque del lago non possono più essere utilizzate per la preparazione di alimenti come tradizionalmente la gente del posto è stata abituata a fare, a causa dell’alta concentrazione di fertilizzati disciolti provenienti dai giardini galleggianti e dalle coltivazioni di ortaggi.
La prima tappa è al mercato galleggiante: in realtà si tratta di un mercato sulla terra ferma dove viene venduto un po’ di tutto: verdura, frutta, fiori, pesci essiccati, vestiti e poche bancarelle di oggettistica. La differenza dai nostri non è poi così marcata in fondo. Contrattare il prezzo qui è un obbligo e se non lo fai qui ci rimangono male!

Ogni venditore ha una tabellina  sulla quale vengono mostrati i prezzi scritti in cifre, dopo di che  è possibile scegliere se negoziare in Dollari o in Kyatt (l’ho giù detto vero che i birmani sono efficienti?).

Man mano che la navigazione procede, scopriamo veri e propri villaggi, solcati da canali con palafitte in legno scuro, con 168tanto di vasi di piante e fiori alle finestre, dove trovano dimora oltre agli abitanti del luogo piccole aziende per la lavorazione dell’argento, tessitura, produzione di ombrelli in carta di riso e barche. Abbiamo infatti l’occasione di assistere alla nascita di una canoa come la nostra, interamente fatta in teak, tagliato a mano, sagomato e trattato per diventare una di queste barche/canoe che tutti i giorni trasportano qualcosa! Lo ammeto, ho rubato un ricciolo di teak caduto a terra durante, penso, la levigazione di una trave: era così profumato…
Il nostro barcaiolo e suo figlio ci accompagnano tra le varie imprese commerciali, ovviamente vogliono che acquistiamo in ogni negozio dove ci accompagnano: lo aspettano o in barca o fuori con la gentilezza e discrezione che i birmani conoscono. Nella veranda della splendida palafitta dell’argenteria (produzione e vendita in loco) ci offrono tea e piselli secchi come snack; il barcaiolo e suo figlio stanno mangiando tofu fritto con amici barcaioli; il bamnbino è l’unico del gruppo. Io e la mia compagna di viaggio siamo un po’ imbarazzate, un po’ intenerite da questi sguardi che vogliono comunicarci quello che la lingua non comune non consente. Ci offrono il loro tofu fritto (ottimo) e riprendiamo la navigazione.
Palafitte e pagode, corsi d’acqua, venditori, trasportatori e turisti (toh chi si vede, due ragazzi incontrati sul punlmino!!) tutto si svolge con quelli schemi che sembrano disordinati ma comunque efficienti.

Durante una pausa al ristorante (ottimo e raffinato) assistiamo alla consegna a domicilio di fiori recisi: i fiori sono sempre utilizzati come offerta nei templi e anche il birmano più dimesso non esita ad investire i pochi soldi che ha in offerte: commovente.
Il silenzio e l’atmosfera tipica del lago unito al clima monsonico aiutano la malinconia: mi chiedo che fatica fanno quelli che abitano qui nella loro quotidianità, senza acqua corrente senza, a volte, elettricità a condurre la loro quotidianità ma davvero mi sembra che non ne sentano il peso!

Ananda_Patho_1Nel pomeriggio chiediamo di non portarci in un altro negozio ma al tempio del gatto che salta: Nga Hpe Kyaung (jumping cat Monastery) Si tratta di uno splendido monastero, interamente in legno, con statue del budda dorate. E’ silezioso ampio e armonico come solo un monastero più essere. Ma questo è speciale perché è pieno di gatti! I monaci si sono inventati un piccolo show durante il quale fanno saltare i gatti all’interno di un cerchio per raccogliere donazioni! Non siamo fortunate nell’assistere allo spettacolo, ma ci accomodiamo su una stuoia a bere un tea offerto dai monaci e subito arrivano i gatti a farsi coccolare, a giocare tra di loro o semplicemente a fare bella mostra di se. Uno dei cuccioli si accoccola sulla mia borsa…
Uscire dal monastero non è stato semplice: lasciare questa oasi di legno e pace non è facile ma fuori, sotto l’acqua che incessante continua a cadere, ci sono il barcaiolo e suo figlio che ci apsettano per portarci alla Phaung Daw (Oo Paya) tempio buddista dove vediamo i 5 budda più antichi della zona, praticamente irriconoscibili nelle forme a causa dello spesso strato di foglie d’oro che i fedeli gli hanno applicato nel corso degli anni. Accanto al tempio scorgiamo il ricovero della barca a forma di Hintha (o Hamsa) ovvero l’uccello mitologico che salva la propria femmina portandola sul dorso , che durante la festa annuale, trasporta per il lago le statue antiche dei Budda per consentire l’adorazione dei fedeli. Naturalmente anche la barca è completamente d’orata.
Ritorniamo alla nostra canoa e continua a piovere. Pensiamo che sia meglio rientrare: le nuvole non si sono mai alzate nel corso della giornata e la luce sembra diminuita ed i nostri custodi avranno anche voglia di tornare a casa: risaliamo in barca e ripercorriamo tutto il bacino del lago per rientrare a Nyaunshwe.
Ci sono pescatori in bilico sulle loro canoe che con una gamba remano e con l’altra gettano la lenza, persone che fanno il bagno, donne che si lavano i capelli e il consueto via-vai di trasportatori. Tempo per pensare a pelo d’acqua su questa giornata da paesaggi surreali e vite galleggianti : sarà il lago? sarà lo sguardo del bambino-barcaiolo? saranno le riflessioni se sia più giusto che lui vada a scuola o impari un mestiere che gli dia da vivere? sarà la fatica che fa la gente qui a guadagnarsi un domani?
Arriviamo in porto: una paio di sapienti pagaiate di gamba e siampo perfettamente parcheggiati e pronte a saltare sul pontile non dopo aver salutato e ringraziato i nostri silenziosi compagni di giornata. Ci aspetta un signore che ci chiede se il nostro barcaiolo è stato bravo, se ci ha fatto vedere tuto quello che volevamo e qual’era il nostro giudizio sulla giornata: modello indagine sul servizio assistenza tlefonica!
La strada che percorriamo per tornare in albergo la facciamo in silenzio: anche oggi una giornata che ha lasciato un segno indelebile nella mia memoria.. .sospeso tra felicità di averlo visto e consapevolezza della fortuna di averlo potuto fare! Alla sera festeggeremo a cena con vino rosso di produzione locale: la birra sarebbe stata troppo frizzante per una giornata cosi!


Informazioni Utili

Tempistiche:
Viaggio da Baga al Lago Inle- circa 8 ore a seconda delle fermate e delle condizioni delle strade. Costo 15.000 Kyatt a testa

Dove Dormire::
Albergo: NAN DA WUNN Hotel: Camera doppia con veranda, aria condizionata, bagno privato e colazione per 2: 35$ a notte

Cosa fare:
Escursione lago Inle: giornata intera, pranzo escluso: 15.000 Kyatt

Dove Mangiare:
Lynn Htet, Museum Road Ristorante tipico birmano. Cena per 2 7.000 Kyatt (circa 6 $), bevande incluse. Nonostante la semplicità, è uno dei più rinomati ristoranti dell’area ed organizzano anche corsi di cucina birmana: htaywintodd007@gmail.com per informazioni.

Cibo preparato con ingredienti locali e di stagione di fronte ai clienti.
One Owl Grill, 1 Yane Gyli Street: ristorante birmano/internazionale.Servono vino Red Mountain di produzione locale, sia in bottiglia che sfuso. Cena per 2 con vino 17.000 Kyatt (circa 14,5 $)

Cosa portare:
Consigliata una cerata per l’escursione in barca sul lago nella stagione piovosa: disponibile al mercato locale da 3.000 ai 4.000 Kyatt l’uno (circa 3 $)

…Leggi il prossimo racconto di viaggio…

One thought on “Paola, Diario dal Myanmar – Lago Inle

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