Paola, Diario dal Myanmar – Bagan

Continua da “I primi giorni”

Il viaggio per Bagan inizia in pieno stile birmano: stazione autobus in notturna, affollata e disordinata. Gente ed autobus che si rincorrono con uno schema che solo loro conoscono, ma tutti alla fine sembra che sappiano dove dovevamo andare.

L’autista del taxi che ci ha accompagnato ci ha detto di sedere e di aspettare. Qualche altro occidendale (5 in tutto) ci fanno compagnia: è biuo ed inizia a piovere e noi, sappiamo solo l’orario di partenza: 20,30 e non abbiamo neppure il biglietto.

Ma i birmani sanno sempre come sorprenderti: si avvicinano in 2, sembra che abbiano una divisa e ci chiedono conferma, tra birmano e inglese, che andiamo a Bagan.Bagan_vista
L’ho già detto che non sembra ma sono davvero efficenti?
Si parte, abbiamo il nostro posto, il pulman è in orario.
La strada sembra non finire mai: il mezzo è vecchio e malandato e spesso si spegne ma ai comandi sono in 3: autista, aiuto autista (con la guida a destra e il senso di marcia all’italiana non è facile sorpassare) e meccanico che interviene se necessario. E in questo caso, spesso e volentieri, ce n’è stato bisogno! Le strade non aiutano: fondo irregolare ed allagamenti non facilitano la marcia ma, quando eravamo oramai sfinite, finalmente un villaggio un po’ più grande degli altri: siamo a Nyaung U nostra destinazione per l’esplorazione di Bagan!
Sono le 4 di mattina e non rimane altro che andare a dormire.
Il giorno seguente stremate dal viaggio di andata durato 10 ore, lo dedichiamo ad esplorare il paese: tanto fango, gente e vita quotidiana si intersecano in questa cittadina che per la maggior parte dell’anno è il punto d’accesso privilegiato dell’area. Da qui partono e arrivano le crociere sull’Irrawady (Ayeyarwady) e l’escursioni in mongolfiera per i templi di Bagan.
Adesso Nyaung U è una cittadina con poche strade, di cui poche asfaltate e per il resto fangose: a noi non rimane che visitare il museo – gallerya del Thanakha, il Beach Bar, elegante struttura coloniale che ha visto tempi migliori e scambiare due parole con un portiere d’albergo fan di Totti e Buffon!
Ci coccoliamo,dopo un aperitivo nella nostra veranda in perfetto stile coloniale, a base di Myanmar beer, con una sontuosa cena indiana presso l’Aroma 2 dove veniamo travolte dall’eccitazione del figlio del proprietario che ha passato la giornata al seguito di Aung San Suu Kyi e che è sicuro che le elezioni del novembre 2015 siano la strada giusta verso la completa democrazia nel paese: ce lo auguriamo tutti!
Finalmete è il giorno di Bagan: la mia compagna di viaggio è venuta in Birmania solo per questo!Bagn_Templi
I turisti, per visitare l’area dei 50 kmq di Bagan hanno poche scelte se si vogliono muovere in autonomia: taxi e scooter, rigorosamente elettrico. Agli stranieri qui non possono noleggiare veicoli a motore in quanto l’area è protetta e sottoposta a rigida sorveglianza da parte del regime. Ovunque ci sono cartelli “Free the classics, clear the plastics” che invitano a non lasciare in giro rifiuti e plastica, vero flagello del sud-est asiatico.

Dopo pochi metri con il nostro efficentissimo scooter ci rendiamo conto di che cosa significhi Bagan: i templi, gli stupa sono ovunque e ti accompagnano dal momento stesso in cui lasci la via degli hotel di Nyaung-U fino a qualdo non ci farai ritorno!
Ce ne sono di splendidi ed enormi, molto elaborati, come l’Ananda Patho dove un intricato sistema di corridoi e gallerie ti porta all’ammirazione di 4 budda , ognuno rivolto verso un punto cardinale enormi ed imponenti nella loro maestosità, altri che sono semplici stupa che spuntano dall’erba e stanno li a ricordarti un’allucinazione architettonica di una stirpe di regnanti Birmani che tra il 1000 e il 1200 ha fatto erigere oltre 4000 templi buddisti che nonostante razzie (i primi furono i mongoli) incurie e terremoti devastanti, per fortuna, sono ancora qui!

Baga_PastoriziaBagan, che aveva affascinato Marco Polo, è un luogo sacro anche per i birmani ed è infatti facile imbattersi in famiglie birmane vestite a festa, gruppi di monaci e qualche gruppo di monache in gita tra queste meraviglie! Sembra davvero di essere sospesi nel tempo: nessun rumore, nessun fastidio, solo una infinità di templi e stupe che non sembrano avere un senso ma allo stesso tempo, ognuno riporta un nome ed una devozione.Lo spazio verde tra un tempi è curato da mandrie di mucche o greggi di capre che, guidate da pastori per lo più donne, tengono curata e pareggiata l’erba: l’effetto da prato inglese qui è del tutto naturale. Abbiamo trovato che la simbiosi tra agricoltura , pastorizia e museo all’aria aperta a Bagan abbiano trovato uno splendido equilibrio!
E’ curioso notare come i primi templi birmani non fossero ricoperti d’oro come ora: è una moda iniziata molto più avanti nel tempo, intorno al 1700: i templi antichi sono in mattoni rossi, fatti con la terra della zona ricca di argilla e più simile ad un campo da tennis che alla terra che siamo abituati a vedere nelle nostre campagne. Tre secoli di storia poco conosciuta che nascondono tradizione e culture di genti diverse: artisti indiani e khmer sono stati invitati a costruire o decorare questi templi che hanno imparato ad essere buddisti! E’ infatti curioso notare come in questo luogo sacro per la religione più diffusa del continente trovino spazio luoghi di devozione pagana/animista dei Nat (qui per approfondire la religione in Myanmar). Se chiedi ai birmani cosa siano i Nat, in genere rappresentati con vestiti di colori sgargianti e con alucce, tutti ti diranno che i Nat vivono nel cielo e che possono essere buoni o cattivi, quindi è meglio tenerseli buoni. Qui incontriamo, alla Ananda_Patho_Budda_2porta di Old Bagan (Thrabar Gate), Lady Golden Face e Lord Handsome (vedi le

fotografie) e per non sbagliare decidiamo di donargli le nostre banane, tenute dalla colazione!

Dopo una breve pausa per il pranzo la nostra esplorazione dell’area continua: guida alla mano, non riusciamo più a contenere l’emozione per le meraviglie che continuano ad affollare il nostro campo visivo. I bambini ci chiedono soldi per fotografie o rossetti e profumi per le mamme: noi non cediamo perché sappiamo che per loro è meglio continuare la scuola e non lasciarsi deviare dal facile guadagno del turismo!

Perdersi tra i templi è stato semplice, non capire verso quale direzione girare non è stato un problema: i poliziotti dedicati al turismo cortesi e sorridenti, come tutti i birmani che abbiamo incontrato, ci indicano il tempio che stiamo cercando per ammirare il tramonto: il Bulethi. Salite sulla terrazza più elevata ben presto ci rendiamo conto di essere le uniche persone in vista: sentieri fangosi e null’altro ci circondano.Un lieve tintinnio di campanelle sul thi (ombrello che orna la parte terminale della punta della pagoda) ci culla i pensieri … Siamo qui sopra da quanto non so: non vogliamo smettere di riempirci gli occhi di questa meraviglia e pace che ci sta permeando. Il tramonto non ci sarà, troppo nuvole, ma il bello della stagione dei monsoni è che puoi scegliere il “tuo” tempio e non doverlo condividere con nessuno!

Ci rendiamo conto che è quasi buio e qui l’illuminazione pubblica non è presente: nostro malgrado scendiamo, non senza difficoltà, dal tempio per raggiungere lo scooter che solitario ci sta aspettando per tornare in albergo.

Grazie Bagan della meraviglia e delle emozioni che ci ha riservato: ti prego, non cambiare mai!


BAGAN INFORMAZIONI UTILI

BAGAN : la salvaguardia del territorio è un obiettivo del governo del Myanmar, anche se l’UNESCO non è riuscita finora a far diventare Bagan “sito patrimonio dell’UNESCO

Albero (scopri cosa significa questa icona nella sezione M.E.S.I.)

Per la visita ai templi di Bagan sono consigliati sandali o meglio infradito facili da togliere e mettere: in tutti i templi in Birmania si entra solo a piedi scalzi (no calze). Anche i cortili dei templi non possono essere percorsi con scarpe.
Per visitare l’area è necessaria almeno una intera giornata: se avete conoscenze approfondite ed interesse particolare per le strutture architettoniche e gli affreschi, due giorni interi sono necessari. L’area non è illuminata e dopo il calare del sole alcuni templi sono illuminati ma i percorsi per arrivare, no e le strade sono spesso dei viottoli non asfaltati.
E’richiesto il biglietto di ingresso per l’area archeologica del costo di 10$ richiesto solo ai turisti stranieri: il biglietto spesso viene fatto pagare direttamente dal bus ai posti di blocco sul percorso prima di raggiungere Nyaung U

Se siete fortunati, provate la mongolfiera o arrivate a Nyaung U con una crociera da Mandalay. Entrambe le soluzioni sono affascinanti ma costose! Non disponibili in periodo monsonico.
Mongolfiera: escursioni in giornata: Link su Tripadvisor 
Crociera (disponibile da Febbraio ad Aprile ): una notte, 2 giorni $ 180 per persona all inclusive.

Per raggiungere Nyaung U
Pulman da Mandalay: 10 ore circa di percorrenza, a seconda delle condizioni delle strade. Biglietti disponibili direttamente da alberghi o guesthouse. Costo 7.5 $ a persona.
NB: La stazione degli autobus dista circa 40 minuti di taxi dal centro di Mandalay. E’ consigliabile un taxi per arrivarci anche perchè la stazione è poco illuminata e non facile da trovare, soprattutto se si sceglie un bus notturno.Le partenze per il collegamento sono abbastanza frequenti, almeno 3 nell’arco della giornata.

Pernottamento:
New Park Hotel: camera doppia ampia e pulita con aria condizionata, ventilatore bagno privato e veranda sul giardino 45$ a notte, colazione compresa per 2 persone.

Cibo – Main Road Nyaung U
A Little bit of Bagan: ristorante con veranda. Serve diverse cucine, italiana compresa: abbiamo preso un caffè. Wi-fi gratuito
Aroma 2: ristorante con veranda in stile coloniale, d’atmosfera con cucina indiana. Diversi livelli di piccante disponibili. Cena con bevande per 2 17.000 Kyatt (circa 14$)
Novel: ristorante con veranda, birmano con fotografie e poster di Aung San Suu Kyi su tutte le pareti. Staff cortese e gentile, sempre aperto anche per un drink. Serve birra in bottiglia e alla spina (più conveniente). Cena con bevande per due circa 14.000 Kyatt (circa 12$ dollari)

 

il viaggio continua sul Lago Inle

2 pensieri riguardo “Paola, Diario dal Myanmar – Bagan

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