Viaggio nel Sud del Laos: Xe Pian N.P. la foresta fantasma.

Come tutti gli anni utilizziamo le ferie per andare in un paese del mondo e scoprire la sua meravigliosa natura ma soprattutto per conoscere le specie animali a rischio, cercare di vederle da vicino con i miei occhi e provare a capire perché stiano scomparendo.

Quest’anno l’obiettivo era vedere il delfino dell’Irrawaddy e se non vedere almeno sentire l’incantevole suono emesso dal Gibbone dalla guance Rosa, un primate originario del sud est asiatico e che come bene sottolineato da tantissime e guide, soprattutto presente nelle foreste del Sud del Laos.

Per vedere questi esemplari abbiamo attraversato a piedi uno dei confini a Sud del paese passando dal confine Tailandese di Ubon Ratchathani ed entrando in Laos, e quello che segue è il racconto di uno dei posti che abbiamo visitato.

Quando entri in Laos non entri solo in un altro paese, entri in una dimensione temporale unica e remota. Il tempo sembra sospeso in un limbo non ben definito, le giornate sono dense e piene perché anche un solo spostamento richiede più di quello che ti eri preventivato di impiegare per arrivare in un punto.

Spostarsi a piedi e con i mezzi del posto richiede oltre che parecchio tempo anche una buona dose di pazienza. Puoi passare ore ad aspettare che il taxi collettivo chiamato songthaew, che ti porta fino al paese più vicino alla tua destinazione non parta finché tutti gli spazi disponibili, e con TUTTI gli spazi disponibili intendo anche quelli esterni come il tetto o lo scalino sul retro del furgone, siano occupati.

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A questo punto si può partire, con il carico sia umano che animale che vegetale.  In questa parte di mondo i furgoncini son sono solamente un modo per spostarsi, ma fungono anche da posta, e coprono le distanze che i piedi e le bici non possono coprire nell’arco di poco tempo.

Ed è così, a bordo di uno di questi furgoni con tutto il loro carico umano di sorrisi, con i suoi odori, con le sue scomode e improbabili posizioni che arriviamo fino al Km 48 provenienti dalle 4.000 isole, direzione Pakse.

Un cartello ci indica che siamo entrati nell’area della riserva Naturale e protetta di Xe Pian, nella regione di Champasak, un’area di 240.000 ettari di giungla che sconfina anche in Cambogia.  Un’area immensa, che si perde al tuo sguardo quando dall’alto di una delle sue cime che raggiungono vette di 800 metri di altezza. Non vedi confine, solo spazi immensamente verdi, quasi infiniti, ma vuoti…

Sogni di arrivare qui e imbatterti in qualche animale che da quanto segnalato su TUTTE le guide più importanti e non solo pare essere uno dei parchi più tutelati e ricchi del sud est asiatico, invece quando arrivi qui, l’amara scoperta. Il parco è praticamente un bosco fantasma, perché le popolazioni locali e quelle confinanti hanno letteralmente cacciato e mangiato tutto quello che camminava, strisciava, volava, respirava. Parlando con chi vive alle soglie del parco inoltre apprendo che la deforestazione è continua e incontrollata, che seppur questo sia una riserva tutelata, seppur ci siano delle regole da rispettare e far rispettare, la corruzione e la disinformazione hanno avuto la meglio.

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La guida che ci segue per due giorni all’interno di Xe Pian è uno dei pochi laotiani che potrete trovare in questa parte di paese e che conosce l’inglese. E’ molto preparata e ben istruita e conosce bene l’area circostante. Durante le 8 ore di trekking del primo giorno ci mostra oltre ad un sito archeologico risalente al periodo di Angkor che si trova nella collina accanto al lodge dove soggiorniamo, diverse specie di piante, dal meraviglioso frangipane, alle piante utilizzate per i mobili, alle foglie usate per intrecciare cesti alla pianta dell’acqua, una specie di liana che viene utilizzata dai laotiani per dissetarsi. Ma niente animali, nemmeno una traccia remota.

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Gli incessabili anni di caccia hanno ridotto drasticamente per non dire cancellato del tutto la fauna locale.  Non a caso durante il nostro secondo giorno di trekking alla ricerca di non so cosa vediamo all’opera alcuni abitanti della zona che guidano dei mini trattori in grado di muoversi su questi terreni fangosi, impervi ed accidentati. Li sentiamo all’opera mentre tagliano la base di alcuni alberi ed un albero centenario che cade al suolo fa un rumore che è difficile da dimenticare.

Sempre parlando con la nostra guida concordiamo sul fatto che ci vorrebbe un piano di istruzione che insegni alle popolazioni locali che la fauna è essenziale così come la foresta in cui vivere, che oltre a fare bene all’ambiente la presenza di animali farebbe bene anche alle popolazione locali, perché gli animali portano benessere perché il turista vuole fare trekking e vedere gli animali selvatici, perché una giungla fantasma è forse una delle scoperte più tristi mai provate.

Una giungla silenziosa, senza cinguettii, senza urla di scimmie, senza presenze che senti spiarti mentre cammini immerso da piante, erbe e intrecci di rami è un qualcosa di drammatico.

Gli unici animali che si vedono sono quelli allevati dalle popolazioni locali. Alcuni bufali e elefanti addomesticati utilizzati per far fare il giretto a quei pochi turisti che si avventurano o capitano per caso da queste parti; turisti che una volta montati in groppa a questi bestioni tornano a casa contenti e soddisfatti perché “hanno fatto il giro nella giungla in groppa ad un elefante”.

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Ma la giungla non è questo… la giungla è ben altro…e se almeno una volta ti sei svegliato e hai dormito nella giungla, non puoi dimenticare la sensazione che da.

La giungla è prima di tutto suoni, è un brulicare di cinguettii e versi mai sentiti e sempre nuovi, è uno scambio continuo di informazioni tra gli “abitanti” delle cime degli alberi e quelli a terra. Una giungla senza suoni non è una giungla, una giungla senza vita non è giungla.

La rabbia e l’amarezza è condivisa anche da chi ha deciso di fare di quel posto la sua casa ed il suo business. Purtroppo però le informazioni su questa parte di paese non sono realistiche. Infatti tutt’oggi su guide famose si legge che “Se Pian è una delle aree protette miglior gestite del paese”. Purtroppo non è così e come questa anche tante altre aree nel paese versano nella stessa situazione.

Quello che ci possiamo augurare è che qualcuno che ha più potere di me capisca l’importanza della tutela ambientale anche di questo stato dimenticato dal mondo, e abbia a cuore anche la vita delle giungle laotiane.


Informazioni pratiche

Come arrivare:

In autobus/minivan/mezzo privato

Venendo dal sud con i mezzi locali o con i minivan bisogna chiedere di farsi lasciare al km 48 in direzione Pakse. Da li ci sono 12 km di fuoristrada. Noi abbiamo chiesto al lodge di farci venire a prendere in quel punto, ma i trasporti di questo genere sono piuttosto costosi. Noi abbiamo pagato 100.000 kip ovvero corrispondente di 10 € per fare questo tratto di strada (che in questa parte di mondo davvero esagerato).

Dove dormire:

Non ci sono molte scelte in questa area.

Per visitare Xe Pian Abbiamo dormito al Kingfisher ecolodge.  Il primo eco lodge di questa zona a tutti gli effetti, gestito da un italiano che vive in Laos da oltre 10 anni, l’ecolodge è composto da 8 bellissimi indipendenti e suggestivi chalet in legno locale costruiti su palafitte con una suggestiva e panoramica vista.

M.E.S.I Kingfisher Ecolodge: People Monkey Gaia Albero

Tutti i bungalow sono rivolti a sud e offrono una vista ineguagliabile sulle waterland di fronte alla quale sorge il lodge. Le vetrate di fronte al letto regalano albe indimenticabili con un meraviglioso sorgere del sole che illumina le sagome degli elefanti e dei bufali che pascolano di fronte alle camere.

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In paese c’è anche una Home Stay ma quando siamo andati noi non sembrava essere attiva.

Dove mangiare:

Il Kingfisher ecolodge ha un ottimo ristorante che cucina piatti locali e, per chi ha nostalgia dei saporii di casa anche qualche piatto italiano.

In più offre una fantastica vista sulla palude circostante e affaccia su un laghetto naturale brulicante di pesci e rane e qualche volta anche qualche serpente.

Altrimenti in paese, di fronte all’ufficio turistico posizionato davanti al posto dove partono i trekking a cavallo degli elefanti si trova un ristorante senza nome a gestione locale.

948Leggi l’articolo scritto e per WWF Nature 

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