ISLANDA: viaggiando sospesi nel tempo.

Quello in Islanda è un viaggio nel tempo.
In sole quattro ore di volo dall’Italia, si torna indietro di alcune ere geologiche. Il vuoto che si percepisce già dal finestrino dell’aereo toglie il fiato.
Pochissimi alberi e lava ovunque. A perdita d’occhio un mare di onde nere ricoperte di un verde brillante.
La lava è la terra d’Islanda. Ma da dove è arrivata? Quando? E da dove è uscita, ci si chiede?

Qui la natura non ama i compromessi: in un attimo un vulcano sa ricoprire di cenere grigia cose, persone e animali (Eyjafjallajökull, 2010) e con il conseguente sciogliersi dei ghiacci, l’acqua sa farsi fango per spazzare via tutto. Poi, senza preavviso, in una notte sola, un’isola emerge dal mare (arcipelago di Vestmannaeyjar, 1973).

L’Islanda si spezza e si ricompone ogni giorno (la faglia di Silfra, nella piana di Þingvellir, separa geologicamente il Nord America dall’Europa). Le montagne, fratturate come ossa, tranciate e mozze, altre volte piallate da forze oscure, s’incurvano con pendenze innaturali ai nostri occhi. Vulcani senza testa, esplosi chissà quando, pendii rotolati a valle, prati precipitati sotto i nostri piedi.
E poi, tutto attorno, il grande vuoto dai silenzi assordanti.
Qui comandano fuoco, acqua e vento. Tutto il resto è accessorio, uomo compreso.
Anche lui ospite tra il rosso del magma, il nero della lava, il verde dei prati e il bianco del vapore.

Poche persone che si concentrano nella cittadina-capitale (Reykjavik) e poi tanti villaggi che punteggiano la costa, brillanti di casette ricoperte dalla caratteristica lamiera colorata.

Dietro ogni nuvola di vapore bollente che fuoriesce naturalmente dalla terra (in Islanda tutto è riscaldato geotermicamente e persino l’acqua fredda del rubinetto di casa, in realtà è tiepida), un profilo inaspettato da scoprire, spesso punteggiato di bianco.
Sono le pecore, belle, grosse, bianche e nere che, libere, si arrampicano in alto a sfidare le leggi della fisica.
E poi i cavalli. Unici, di razza purissima ed autoctona (in Islanda non si possono importare cavalli), docili e mansueti. Un piacere vederli trottare alla loro ridicola maniera.
Lungo le scogliere a picco sul mare, le pulcinelle di mare (Puffin), simpaticissimi e goffi uccelli dal becco colorato.

La possibilità di avvistare le balene, poi, è molto frequente; escursioni in barca da quasi tutti i villaggi, Reykjavik compresa.

In Islanda non fa così freddo come ci si potrebbe immaginare: nei mesi estivi la temperatura media si aggira intorno ai 15°/20°. Abbigliamento tipico: maglietta o felpa, ma sempre giacca vento e scarpe da trekking a portata di mano.

Un’unica strada perimetrale (il RING) da percorrere in auto, in moto, in bici o in autobus e un vuoto pressoché disabitato al centro, tutto da esplorare.
Quando vi sentirete ispirati, mettete la freccia e voltate in direzione della magia e del nulla: vi aspettano un vasto e solitario deserto e il più grande ghiacciaio d’Europa (Vatnajökull) che arriva a lambire il mare (Jökulsárlón).
Guidate preferibilmente una jeep, con un occhio all’orizzonte e l’altro sull’indicatore della benzina (la qualità della copertura GPS, lascia ampi margini di creatività).
Il numero di stazioni di servizio è di poco superiore ai posti nei quali si possono acquistare alcolici (46, chiamati Vínbúðin).

L’energia esplosiva dell’Islanda è anche nella sorprendente vitalità artistica (Bjork e i Sigur Ros sono quasi eroi nazionali) e nella tenacia dei suoi abitanti.
Gli Islandesi sono molto ospitali, liberi, democratici come pochi (primo parlamento “Althing”nel 903, uno dei più antichi al mondo), particolarmente istruiti, iper-tecnologici e super organizzati turisticamente (chiunque condivide appartamenti, stanze, porzioni di casette).

Negli ultimi anni, però, gli effetti della crisi economica e la bolla finanziaria- immobiliare hanno duramente ridimensionato il loro ricco stile di vita.
Di loro, vi colpirà, tra l’altro, la maniera con la quale interpretano il concetto di “fuoristrada”.

Non partite senza prima aver visto “Noi Albinoi”, “Children of Nature “ed “Heima”.

Tutti i voli internazionali arrivano a Keflavik, 50 km da Reykjavik.
Lungo la strada deviate verso “Blue Lagoon” dove potrete immergervi nelle calde acque termali.

La compagnia di bandiera è Icelandair, ma potete trovare ottime offerte con le lowcost Wowair e Easyjet con scalo, solitamente a Londra.
Da Reykjavik con Air Iceland, potete raggiungere altri villaggi islandesi e anche la Groenlandia.

L’Islanda è tutto questo, capace di offrire sempre un momento ed un luogo di solitudine assoluta anche nei mesi estivi quanto i turisti si concentrano attorno alle meravigliose cascate (Dettifoss, Selfoss, Goðafoss e molte altre) o a Geysir (da non perdere).
Troverete sempre una distesa di soffici cuscini di muschio sui quali stendervi o una spiaggia nera sulla quale godere il profumo del mare oltre ad una tazza di caffè caldo ed una fetta di torta in ogni angolo di villaggio.
Visitate anche la porta per il centro della terra (dentro il vulcano Snæfell, sotto il ghiacciaio Snæfellsjökull, nel racconto di Giulio Verne), godetevi un atterraggio da brivido sulla pista di Heimaey, riparatevi nel porticciolo naturale di Stykkishólmur e, se siete a Reykjavik, passeggiate su e giù per Laugavegur a caccia del miglior baracchino di Pylsur.
L’Islanda è un’esperienza unica dedicata a chi vuole assaporare il fascino di un posto prezioso, scarsamente umanizzato, fragile, delicato, da rispettare e proteggere per tutti i giorni durante i quali sarete suoi ospiti.
Vi porterete a casa una grandissima nostalgia e, per questo, una grande voglia di tornarci presto.

4 thoughts on “ISLANDA: viaggiando sospesi nel tempo.

  1. L’Eyjafjallajökull eruttò quando eravamo in Irlanda. In fondo siamo sempre rimasti grati a questo vulcano dal nome impronunciabile, che ci ha permesso di rimanere bloccati giorni e giorni a Dublino,per via della chiusura dello spazio aereo sopra le nostre teste. Un viaggio in Islanda per ringraziarlo e stringergli la mano vorrei proprio farlo: senza compromessi! =)

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    • Ciao, e grazie per il tuo commento.
      Penso che l’eruzione del 2010 sia stata una dimostrazione di potenza della natura. La sua eruzione ha bloccato mezzo mondo per diversi giorni e sono contenta di sentire che ci sia anche qualcuno che, come voi, è riuscita a beneficiare di questo “regalo” godendosi dei giorni in più di vacanza. Spero possiate andare presto in Islanda per “stringere la mano” a questo vulcano e magari se ne avrete voglia anche condividere con noi le vostre avventure!
      A presto 🙂

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      • 😀 beh, bisogna prendere il meglio da ogni circostanza e così abbiamo scoperto dei luoghi di Dublino forse sconosciuti ai dublinesi stessi 🙂 in mano avevamo solo la guida, l’immaginazione, libri di poesia e leggende e la voglia di Vedere. Ci siamo riusciti. E’ semplice se ci si lascia andare 😀
        L’Islanda – quando andremo – sarà stupenda! 🙂

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