WEST CANADA: il mondo alla fine del mondo.

Quando Sarah mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul Canada per explorando.eu non ho dovuto fare tanti sforzi per cercare i momenti migliori di un viaggio passato tra le province del West Canada.

Con una superficie pari a 30 volte l’Italia e la metà della popolazione il Canada è un immensa porzione del pianeta dove la natura, incontaminata e selvaggia, prevale sull’uomo.

Il nostro viaggio, attraverso i parchi dell’Alberta e fin all’isola di Vancouver, passando per la British Columbia continentale, è stato un susseguirsi di parchi di boschi infiniti, giacciai e montagne, laghi “milky” e fiumi tortuosi e cascate.
Di incontri con scoiattoli, cervi, camosci, daini, sciacalli, la mitica “Bighorn” – la pecora delle montagne rocciose – e poi gli orsi bruni e i grizzly, l’aquila americana e marmotte.
E di tanto in tanto, quando la natura apparentemente si arrende all’uomo, ti imbatti in piccole città incastonate tra le montagne e i fiumi, affacciate su specchi d’acqua riflettenti che lasciano senza fiato e circondate da alberi talmente fitti da non distinguerne il numero.

Quando poi pensi che questo paese ti abbia già offerto tutto ti affacci sull’oceano e lì trovi quello che manca al tuo viaggio per diventare perfetto.

Ti imbarchi in una mattina uggiosa e nebbiosa, da un porto che ricorda quello del telefilm americano ispirato ad una arzilla vecchietta.
Il cielo sarà sicuramente grigio, profondo e inquietante: prima del sorgere del sole il mare e il cielo sembrano fondersi insieme e avrai l’impressione di non coglierne i confini.

Solcherai l’oceano con un grande traghetto e per la maggior parte del viaggio non scorgerai la tua meta: ci sarà la terra che lasci, il continente, e di fronte a te solo il grigio cupo di un cielo plumbeo.
A Vancouer Island il Canada ti regalerà la sua incredibile “ocean wilderness”: a bordo di piccole imbarcazioni avvisterai gruppi di centinaia di delfini, foche e trichechi, orche e balene e capirai che questo straordinario paese è popolato da mille specie diverse, tutte pronte a mostrarsi orgogliose agli occhi dei fortunati che possono ammirarle.

E non è ancora tutto.

Percorrendo la statale in direzione nord raggiungerai Port Hardy e nelle vicinanze di questo piccolissimo villaggio di pescatori, nel cui porto il nostro padrone di casa sostiene di aver avvistato spessissimo le orche, parte il trekking per Cape Scott.

Prendendo a prestito le parole del sito del tourist information Cape Scott “is one of the wildest, windiest, most woebegone locales in the province for human habitation, Journeying to either Brooks Peninsula or Cape Scott is only for those whose mettle has been tested by repeated exposure to the bellows and blast-furnace of nature in the raw.”

Attraverso boschi umidissimi popolati di felci e sequoie, muschi e funghi di ogni colore, con cartelli minacciosi che ti avvisano che qui il coguaro è di casa, giungerai ad una spiaggia: “hic sunt leones” è la fine del mondo.

Perchè seduto sulla sabbia umida, guardando il mare grigio e il cielo plumbeo, appoggiato ad un immenso tronco abbattuto dalla tempesta, osservando all’orizzonte guizzare i salmoni che dal mare risalgono il fiume avrai la certezza che oltre questo punto non può esserci altro, che il mondo deve per forza finire qui perchè oltre, oltre l’oceano, oltre il cielo grigio, oltre quell’orizzonte così basso, oltre quel momento magico in cui tu da solo a migliaia di km da casa osservi l’immensità della natura, oltre tutto questo non può esserci altro.

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